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"Creando il mare", il viaggio su carta di Giovanni Gambini tra storia e fantasia

Il volume è arricchito dalle illustrazioni di Lucia Biancalana

“Un diluvio improvviso costringe un giovane ricercatore universitario, giunto a Roma “per amore”, ad accettare l’ospitalità di una enigmatica signora e del suo maggiordomo. Il ragazzo ancora non sa che Paola, ultima erede di una nobile famiglia del centro Italia, è una potente maga. Il commovente rapporto che si svilupperà tra i due, intrecciando realtà e fantasia, è anche l’incontro fra la generazione dei nostri nonni, ormai sulla via del tramonto, e quella dei figli di una società priva di riferimenti. Ispirata a una storia vera, questa stravagante fiaba di formazione ambientata fra Roma, l’Umbria e la Toscana trascinerà il lettore, alternando momenti d’ironia e confessioni drammatiche, in un susseguirsi di avvenimenti destinati a sfociare in una grande battaglia finale…”.

Basterebbero queste poche righe (d’altronde a cosa serve la seconda di copertina?) per attirare il lettore dell’opera prima di Giovanni Maria Gambini, giornalista perugino uscito dalla scuola Rai di Ponte Felcino, alle prese con una fiaba-romanzo di formazione dal titolo “Creando i mare” (che i perugini, stretti nel mezzo delle Penisola, possono vedere solo andando ad est o ad ovest).

E allora abbiamo fatto alcune domande all’autore per capire meglio la natura di questo romanzo (anche se poi spetta al lettore farsene un’idea tutta sua).

Giovanni, giornalista e scrittore, con “Creando il mare” racconti una storia di fantasia, partendo da una vicenda reale, come nasce questa idea?

“Avevo da tempo in mente di creare una ‘mitologia italiana’, passami il termine un po’ ardito. Volevo ambientare una fiaba non in un reame fantastico o in scenari importati dalla letteratura anglosassone, ma proprio qui, nel nostro mondo con cui abbiamo a che fare ogni giorno. L’occasione è nata da una storia vera, quella di Paola Menesini Brunelli, una nobildonna tosco-umbra che ha lasciato tutto per seguire l'uomo che è poi diventato l’amore della sua vita. Paola, testimone della guerra e della ricostruzione, è stata una anticonformista ante litteram: la sua per me è una bellissima lezione sulle priorità della vita. Nel romanzo diventa una potente maga che aiuta il giovane protagonista – spaesato e disorientato come ogni giovane di oggi - a trovare la propria via. Amore incluso”.

Qual è il significato dell'acqua, tra pioggia e mare?

“L’acqua segna l’inizio e la fine del racconto: tutto nasce a Roma, durante un nubifragio in cui il ragazzo si smarrisce per poi trovarsi esattamente dove inizierà la sua avventura. La storia prosegue e trova la sua conclusione in un mare ideale, un luogo dell’anima che ognuno di noi custodisce dentro sé. Lì, oltre al Mostro, che simboleggia le nostre paure personali e collettive, c’è anche ogni soluzione. Diciamo che la mia ‘selva oscura’ è uno specchio d’acqua!”.

Perché la magia?

“La magia è una caratteristica tipica di ogni reame incantato, ma, sotto forma di fantasia, è anche una componente fondamentale e fin troppo trascurata della nostra quotidianità. Il ‘pensiero magico’, che non segue la causa e l’effetto, ma leggi sue proprie, ha guidato e guida l’uomo lungo le linee della storia. Tuttavia, sembra che il ‘fantastico’ sia diventato una prerogativa riservata ai bambini. Non è così: basta dare uno sguardo all’immaginario popolare e al folklore per rendersene conto. Mi piace chiamare questa stortura moderna ‘effetto Disney’ e, per come la vedo, è un errore a cui bisogna assolutamente rimediare”.

Il rapporto tra il protagonista e Paola rimanda al rapporto nonni-nipoti, alla tradizione, al tramandare conoscenza?

“Assolutamente sì. Tradizione è cosa viva, come una ricetta che attraverso le generazioni, di madre in figlia, mantiene inalterato il suo sapore. Questo non significa opporsi alla modernità, ma portare avanti un deposito di saggezza senza tempo e quindi sempre attuale. Noi siamo cresciuti nell’illusione di potercela fare da soli, ma è all’interno di una comunità, ben guidati, che possiamo esprimere al meglio la nostra individualità. La cosa bella di questo libro è che il rapporto fra il protagonista e Paola, al netto delle licenze poetiche, non è inventato: è il frutto di una serie interminabile di pomeriggi passati insieme in cui io ascoltavo la sua storia e lei trovava sempre un modo per trarne un insegnamento che fosse utile a me nel qui ed ora. Non si scherza con la vecchia scuola. È una questione di esperienza”.

Come ogni fiaba che si rispetti ci sono le illustrazioni che danno corpo all'immaginazione, sei soddisfatto?

“Insieme con la illustratrice, la perugina Lucia Biancalana, abbiamo cercato uno stile naif, ma con una sua consistenza e fedeltà all’immaginario del racconto. Sono molto contento della resa grafica - una pubblicazione deve essere anche visivamente gradevole - e del progetto nella sua interezza. Non ho certo la pretesa che il mio libro cambi la vita a qualcuno o che diventi un best-seller, il mio desiderio è regalare un pomeriggio d’evasione al lettore e, nella leggerezza che regge l’intera opera, veicolare un messaggio profondo. Ma la più grande soddisfazione è aver parlato anche della nostra Perugia, con la sua splendida atmosfera di città moderna, ma ancora sospesa nella provincia italiana. Perugia e l’Umbria sono la cornice narrativa perfetta per ogni tipo di storia, e ho già in cantiere molti progetti ambientati nelle nostre terre”.

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