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RIPIANI. Una quarantena proficua per Alberto Stafficci che si è dedicato alla stesura di "Nacquetti"

Un libro non solo autobiografico. Qualcosa più di un semplice prodotto editoriale, ma un’opera dedicata ai nipoti. Per non dimenticare

RIPIANI. Una quarantena proficua, quella che ha visto Alberto Stafficci dedicarsi alla stesura di “Nacquetti”, titolo di un gioco da lui inventato e praticato coi figli piccoli. Un libro non solo autobiografico. Qualcosa più di un semplice prodotto editoriale, ma un’opera dedicata ai nipoti. Per non dimenticare.

Alberto Stafficci, avvocato di professione (ma anche autore di tarsie lignee, inventore a tempo perso, persona dotata di straordinaria manualità), scrittore per vocazione, si è messo a scavare negli abissi della memoria per far emergere ricordi, belli o meno belli. E a buttar giù una narrazione che interseca storia e autobiografia. Con l’amichevole collaborazione editoriale dell’Inviato Cittadino.

Mentre racconta la propria vita, l’Autore offre anche un grande affresco di vita perugina. Uno spaccato che, raccontando un modo di stare al mondo, di ieri e dell’altroieri, aiuta a comprendere aspetti importanti della contemporaneità.

Innanzitutto, vi troviamo la raffinata diegesi di un universo in cui lavoro ed etica si riconducevano ad unità. Ma anche costumi e stili di vita: dalla battitura del grano alla contrattazione nella compravendita del bestiame. Ma anche tanto altro: la caccia, la lampada ad acetilene, la cucina economica, la passione per la meccanica, la protezione da San Biagio contro i mal di gola.

Un libro che si legge bene. Un modo per recuperare memorie di parenti e di affini, di amici, colleghi, vicini e conoscenti. Figure minori, nel palcoscenico della vita, ma non per questo prive di valore e dignità. Perché il ricordo è l’unico paradiso dal quale nessuno potrà mai cacciarci.

Stafficci, ascendenti eugubini, connotati di robusta peruginità maturata dai Salesiani, ha avuto la sorte di conoscere e frequentare personaggi del milieu artistico e culturale della Vetusta. Penso al teatrante e drammaturgo Franco Bicini che teneva bottega in via Bartolo, poco prima dello Studio di avvocati dove Alberto comincia la propria avventura professionale. O lo scultore, regista teatrale e scrittore Artemio Giovagnoni, con le comuni appartenenze e frequentazioni salesiane. E poi il formatore e decoratore Roberto Cappelletti (che ha, fra l’altro, realizzato le copie delle statue dei santi protettori sulla lunetta del portale del Maitani) di cui Alberto conserva opere artistiche di pregio. Senza trascurare il tipolitografo Brenno Tilli, mitico “Signor NO”, anarchico e mangiapreti, insieme al quale si è fatto ritrarre vicino alla bottega in una rarissima foto.

Dietro lo scopo di fare il punto su esperienze vissute e di raccontarle ai nipoti, Stafficci traccia un bilancio della propria avventura esistenziale. Senza indulgenze. Nemmeno verso se stesso.

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