"Liberate Ezra Pound", l'appello firmato da Sandro Penna e altri intellettuali italiani

La scoperta del professore Carlo Pulsoni. Il poeta "maledetto" era rinchiuso in manicomio negli Stati Uniti. A Perugia era solito sorbirsi un aperitivo in pigiama a mezzogiorno al Bar Ferrari, seduto al tavolo

Quando il nostro Sandro Penna, insieme a un gruppo di intellettuali, firmò quella petizione per liberare dal manicomio Ezra Pound, esponente dell'imagismo e del vorticismo. Lo racconta il docente dello Studium perusinum Carlo Pulsoni per l’Enciclopedia Treccani.

Note su Pound. Il poeta, studioso e critico di vaglia, durante gli anni trenta e quaranta espresse ammirazione per Mussolini, Hitler e per il fascista britannico Oswald Mosley. Trasferitosi in Italia nel 1924, sostenne il regime fascista fino alla caduta della Repubblica Sociale Italiana. Catturato dai partigiani, venne consegnato alle forze armate degli Stati Uniti d'America, Paese in cui fu sottoposto a processo per tradimento. Dichiarato incapace con una contestata diagnosi, fu detenuto dodici anni in un manicomio giudiziario fino a quando, liberato, tornò in Italia dove trascorse gli ultimi anni della sua vita. Amico di Giancarlo Menotti, fu presente come autore e come “lettore” al Festival dei due Mondi di Spoleto. A Perugia era di casa. C’è chi ne ricorda la presenza al corso, in pigiama a mezzogiorno, al Bar Ferrari, seduto al tavolo per sorbirsi un aperitivo.

Dice il filologo e storico Carlo Pulsoni: “Vent’anni fa moriva Vanni Scheiwiller, ‘editore inutile di libri e microlibri’, come lui stesso amava autodefinirsi. Se sono ben noti i suoi meriti editoriali, meno conosciuto, forse, è il suo ruolo da promotore della petizione italiana per liberare Ezra Pound dal manicomio criminale di St. Elizabeth, nel quale il poeta era stato rinchiuso dalla fine del 1945”.

Come ne sei venuto a conoscenza?

“Grazie a uno spoglio delle carte d’archivio del ‘fondo Scheiwiller’, conservate nel Centro APICE dell’Università di Milano, si possono ricostruire le tappe salienti della vicenda. L’Appello sarebbe dovuto uscire in occasione del settantesimo compleanno di Pound (30 ottobre 1955), ma svariate circostanze impedirono questa uscita. L’insuccesso viene mitigato dalla pubblicazione sul Corriere della sera di un articolo di Giovanni Papini, dal titolo eloquentemente significativo “Domandiamo la grazia per un poeta”.

Poi cosa accadde?

“Nei mesi seguenti, Vanni si rimette all’opera sulla petizione, augurandosi di poterla consegnare all’ambasciata americana, come scrive al poeta Giuseppe Ungaretti, entro i primi giorni di aprile del 1956. In realtà la consegna avrà luogo solo nel mese di agosto”.

Chi ne furono i promotori?

“Diego Valeri e Sergio Solmi”.

Quali i firmatari?

“Fra gli altri, Sandro Penna, Riccardo Bacchelli, Luigi Bartolini, Attilio Bertolucci, Carlo Betocchi, Piero Bigongiari, Giorgio Caproni, Raffaele Carrieri, Emilio Cecchi, Nicola Chiaramonte, Libero de Libero, Alfonso Gatto, Virgilio Giotti, Piero Jahier, Carlo Levi, Mario Luzi, Eugenio Montale, Alberto Moravia, Marino Moretti, Aldo Palazzeschi, Giovanni Papini, Alessandro Parronchi, Enrico Pea, Vasco Pratolini, Mario Praz, Salvatore Quasimodo, Clemente Rebora, Umberto Saba, Camillo Sbarbaro, Vittorio Sereni, Ignazio Silone, Leonardo Sinisgalli, Giani Stuparich, Leone Traverso, Giuseppe Ungaretti, Elio Vittorini, Cesare Zavattini”.

L’interesse per Perugia sta nel fatto che la sottoscrisse anche il nostro massimo poeta, vero?

“Sì: la firmò anche Sandro Penna”.

Poi che accadde?

“Nel giro di poche settimane, l’ambasciata comunica che la questione non è di sua competenza, ma delle autorità di Washington. Queste ultime risponderanno in maniera negativa nel mese di novembre. Motivo per cui Vanni proverà a organizzare stavolta un Appello internazionale. Cosa che, almeno in parte, riuscì”.

Quali gli esiti?

“Gli immani sforzi – anche internazionali – saranno ripagati solo l’anno seguente con il ritorno di Pound in Italia”. E a Perugia.

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