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LETTI PER VOI ‘Come inchiostro nell'acqua', cronaca di un'emozione annunciata

La trama costruita da Sara è un merletto perfettamente intrecciato, un mosaico perfettamente congegnato

Stavolta la rubrica del nostro Inviato Cittadino ospita un contributo della scrittrice attrice, doppiatrice, cantante, traduttrice poliglotta Simona Esposito, figura di punta dell’ambiente artistico e intellettuale della Vetusta.

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In tempi in cui l'editoria è diventata un business e gli "autori" sono in buona parte "clienti paganti", mi imbatto spesso in libri sciatti nella trama, superficiali nello svolgimento, arruffati nell'impaginazione.

Per questo, dopo molta lettura in piedi - certi libri si leggono agevolmente in mezz'oretta e poi si lasciano sullo scaffale - ho comprato a scatola chiusa "Come inchiostro nell'acqua" di Sara Allegrini, certa di trovare della buona scrittura. Considerando anche l'exploit del suo "La rete", uno dei plot più interessanti che abbia letto, tanto che mi chiedo come non lo abbiano ancora portato sullo schermo. E il mio giudizio è ampiamente condiviso, dato che il libro colleziona traduzioni molteplici nelle principali lingue del mondo.

Come spiegarvi cosa ho trovato in questo ultimo lavoro senza spoilerarlo? La trama costruita da Sara è un merletto perfettamente intrecciato, un mosaico perfettamente congegnato, tanto che tirare un filo o togliere una tessera fa cadere tutto l'impianto. E non posso privarvi del piacere di gustarlo in tutta la sua progressione di eventi, sottolineata anche da una felice scelta grafica. Ci provo, ma non sono certa di riuscirci.

La narrazione fino a un certo punto è metafisica. Immaginate le atmosfere di capolavori del cinema come "Inception", ma ancor più di "Ipcress" (se avete meno di 50 anni dovete andare a ricercarlo), di certe graphic novel degli anni'80 pubblicate in "Metal Hurlant" (come sopra). Fino a due terzi del racconto vi troverete avviluppati in un universo parallelo da cui, con tutta la vostra immaginazione, non troverete via d'uscita. Poi comincerete a tirare il fiato come dopo una lunga corsa su un percorso sconosciuto di cui intravedrete il finale.

Tutto gira intorno al tema della depressione e dell'impatto sulla propria vita e le proprie relazioni che può avere in chi subisce quella degli altri, ma raccontata in modo non scontato e auto-commiserativo, proprio grazie al ricorso alla chiave narrativa del metafisico, un'atmosfera generata dall'Intelligenza Artificiale o, se vogliamo sognare in grande, alla computer graphic.

Alla fine ci si affeziona alla sgangherata adolescente che naviga - termine non scelto a caso - tra dimensioni parallele e finisce con il riappropriarsi del controllo della propria vita (tema non da poco).

Una storia teatrale, ma non facilmente teatralizzabile. Che si presterebbe agevolmente invece a una versione cinematografica, tra l'altro a budget ridotto Il che è un bene, data la cronica bolletta in cui versa da 20 anni il cinema italiano. La vedrei bene diretta da Matteo Garrone, ma anche a Mario Martone. Non dispiacerebbe o, sempre se vogliamo sognare in grande, dai Fratelli Cohen. Voi intanto leggetelo, poi mi direte.

** La presentazione, domani 21 aprile, ore 17:30, alla Biblioteca degli Arconi con alunne del Liceo cittadino Pieralli e l’Assessore alla Cultura del Comune di Perugia Leonardo Varasano.

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