Il direttore dell’ABA, Emidio de Albentiis, scrive all’Inviato Cittadino avanzando ipotesi sugli errori di quella lapide di piazza Italia

Quell'equivoco della pietra zeppa di errori può trovare alcune ragionevoli spiegazioni

Il direttore dell’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia, professor Emidio de Albentiis, scrive all’Inviato Cittadino avanzando ipotesi sulle possibili cause degli errori sopra quella strampalata lapide di piazza Italia.

Quel busillis della pietra zeppa di errori può trovare alcune ragionevoli spiegazioni.

L’inserimento sbagliato della data del 14 marzo. “Ho una possibile spiegazione – scrive De Albentiis – per l'incongruo inserimento del 14 marzo di cui hai parlato nel tuo ottimo pezzo sulla lapide di Piazza Italia”.

Chi ha sbagliato? Sia lo scalpellino che l’anonimo estensore del testo.

“Il lapicida, o meglio, l'autore del testo, può essere stato tratto in inganno - comunque sbagliandosi - da due, se non addirittura tre, fatti”.

Il compleanno del re fu fuorviante. Dice Emidio: “Il 14 marzo era il giorno del compleanno del re Vittorio Emanuele II; il 14, come tu stesso hai scritto, è il giorno, ma di settembre, dell'ingresso dei Bersaglieri a Perugia, che (de facto se non de iure) pose fine alla dominazione pontificia a Perugia e in Umbria”.

E l’anno sbagliato?

“Il 1860 è per l'appunto l'anno che, secondo il disattento lapicida (e l'ancor più scorretto estensore del testo) riassumeva tutto questo”.

Ed ecco la spiegazione complessiva. “Dunque, riassumendo, e cercando di entrare nella logica dell'errore, anzi ‘degli’ errori: il 14 era il giorno natale di re Vittorio Emanuele II e il giorno dell'ingresso dei Bersaglieri; marzo era il mese natale del re (mese che poi casualmente, ma l'anno dopo, nel 1861, coincise con l'effettiva nascita del Regno d'Italia, peraltro il 17 e non il 14); 1860 era l'anno in cui re Vittorio Emanuele II compiva gli anni in cifra tonda (40, per l’esattezza) e l'anno in cui l'unità d'Italia era pressoché compiuta, anche se non giuridicamente”.

Quel pasticciaccio brutto di piazza Italia, forse dovuto a piaggeria. “Insomma – conclude il professor Emidio De Albentiis – un bel pasticcio! Ma credo proprio che il testo così pasticciato sia nato da queste concause e da una buona dose di superficialità. E forse anche da un atto di piaggeria verso il re sabaudo”.

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