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INVIATO CITTADINO Lo storico Gian Biagio Furiozzi scrive alle autorità per porre rimedio a una figuraccia planetaria

Quello scandalo di lapide. Dall’analisi dell’Inviato Cittadino alla proposta

Quello scandalo di lapide. Dall’analisi dell’Inviato Cittadino alla proposta. Lo storico Gian Biagio Furiozzi scrive alle autorità per porre rimedio a una figuraccia planetaria.

Il cattedratico di Storia del Risorgimento allo Studium Peruginum scrive al sindaco Andrea Romizi, all’assessore alla cultura Leonardo Varasano (anche lui storico), al presidente dell’Isuc, al Direttore dell’Archivio di Stato, a quello della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria e, per una più ampia diffusione della notizia, alla Sede Rai di Perugia, per sollecitare un intervento “riparatore”.

Scrive Furiozzi in data odierna: “Gentile Sig. Sindaco e Sig. Assessore alla Cultura, con la presente mi associo, in qualità di storico del Risorgimento e di membro del Comitato provinciale dell'Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, ai rilievi formulati dal Prof. Sandro Allegrini e dall'Avv. Siro Centofanti circa l'errore madornale contenuto nella Lapide apposta presso il Palazzo Donini, ovvero la data in cui Vittorio Emanuele II venne designato Re d'Italia: non certo il 14 Settembre 1860 ma il 17 Marzo 1861!”

Sottolinea: “È davvero incredibile che finora nessuno se ne fosse accorto. Si rischia una figuraccia a livello planetario! Speriamo che il Comune provveda nel giro delle prossime ore a riparare l'obbrobrio storico”.

Precisa: “Quanto al rilievo secondo cui la Piazza avrebbe dovuto essere intitolata a Vittorio Emanuele, questo va attribuito all'ambiguità della delibera comunale a suo tempo assunta: ovvero di intitolare la Piazza non semplicemente “a Vittorio Emanuele”, ma “al nome che venne dato a Vittorio Emanuele dal Parlamento di Torino”. Siccome il nome che gli venne dato era di “Re d'Italia”, alla Piazza venne dato il nome di “Piazza d'Italia”. Una cosa abbastanza strana, ambigua e fuorviante”.

Conclusione: “Tuttavia, a questo punto, come suggerisce il Prof. Allegrini, non resta altro da fare che correggere almeno l'errore (direi l'orrore) storico della data”.

Qualcuno dice: “Quella lapide non si tocca”. Non manca chi, a seguito del nostro servizio, ha sottolineato che intervenire su quella targa equivarrebbe a fare violenza a un reperto storico.

Scrive infatti l’archeologa Barbara Venanti: “Credo che si possa correggere con un'altra lapide, ma non toglierla né intervenire su questa, essendo essa stessa ormai storica”.

Ma l’errore/orrore va sistemato. Comunque sia, è certo che la Perugia colta e dignitosa deve dissociarsi da una svista così marchiana e mortificante. Alla politica il compito di rimediare nel modo giusto.

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