L'emergenza sanitaria e le nuove opportunità della scuola: un pensiero positivo dall'Istituto Orfini di Foligno

Parla la Dirigente Scolastica Mariarita Trampetti, che registra le positività della pur difficile situazione in corso, e prospetta nuove opportunità per la scuola del futuro (prossimo)

La scuola italiana è stata la prima a chiudere i battenti per quanto riguarda le lezioni in presenza, lo scorso 5 Marzo, a causa dell’epidemia da Covid-19, e probabilmente sarà l’ultima a riaprire ai ragazzi e ai docenti i cancelli. E dovrà ripensare alle modalità più sicure per farlo.

Abbiamo intervistato Mariarita Trampetti, dirigente scolastico dell’istituto Professionale Orfini di Foligno, una scuola con 600 studenti e cinque indirizzi di studio.

Preside Trempetti, che cosa succederà alla scuola, così come la conosciamo e la concepiamo oggi?

“Credo che difficilmente si potrà rientrare a scuola dopo il 18 maggio per ovvi motivi, infatti uno su tutti il fatto che la distanza di sicurezza richiesta per evitare la diffusione del contagion non è praticabile nelle nostre aule. Così credo che questo anno scolastico finirà così, con la didattica a distanza che però si è rivelata un'esperienza molto interessante”.

In che senso interessante?

“La didattica a distanza è stata una felice scoperta per noi. Penso che non tutti i mali vengono per nuocere. Abbiamo dovuto attivare la Dad nel giro di pochi giorni (nella nostra scuola utilizziamo G Suite). All’inizio non è stato semplice, alcuni docenti erano riluttanti perché provengono dalla vecchia scuola e la tecnologia non fa parte della nostra formazione. Poi, grazie a un piccolo pool formato da due insegnanti e due tecnici, nel giro di quattro giorni siamo riusciti ad attivare la piattaforma e devo dire che tutti i docenti hanno iniziato le loro lezioni. Quello che ci ha stupito è stata la risposta dei ragazzi: partecipano volentieri, forse anche per il desiderio di ritrovarsi, di vedersi almeno su video. Inoltre sono interessati, c’è una bella partecipazione. Gli insegnanti cercano di curare non solo l’aspetto dei contenuti, ma anche quello umano e relazionale. Certo, il limite resta per i casi di ragazzi con handicap, in cui la presenza fisica dell’insegnante di sostegno sarebbe fondamentale. In ogni caso, il bilancio di questa esperienza è assolutamente positivo”.

Prospettive per settembre?

“Certo non possiamo dire cosa accadrà, ma immagino che se a Settembre non ci saranno le condizioni per tornare alla normalità, dovremo pensare almeno a una didattica mista: continuare con le lezioni a distanza e magari far rientrare i ragazzi a gruppi, per esempio.

In ogni caso, credo comunque che l’esperienza della didattica on line vada portata avanti: ad esempio per curare le eccellenze, per fare gruppi di recupero o di potenziamento. Oppure si potrà usare la modalità a distanza per gli organi collegiali, laddove possibile, ad esempio convocando a distanza i docenti più lontani dalla sede e disagiati, per i Collegi docenti o per i consigli di classe”.

Insomma, la pandemia ci sta dando un'occasione per ripensare il mondo della didattica (oltre che per apprezzare l’importanza della scuola):

“Sicuramente. Certamente va rivisto il modo di insegnare, la Dad vuole che si lavori per competenze, il compito in classe deve lasciare il posto ai compiti di realtà, va riorganizzata la didattica, ma è una spinta verso il nuovo. La risposta della scuola italiana e dei dirigenti è di gente che sta sul pezzo e che crede ancora nella missione educativa a cui è chiamata. Noi abbiamo un grande compito e non dobbiamo dimenticarlo mai. Noi abbiamo tra le mani il tesoro più grande, che sono i nostri ragazzi: tesori da custodire da far fruttare per loro stessi! Io confido che la comunità scientifica prenderà le decisioni giuste per preservare i ragazzi da ogni pericolo, ripensando magari anche al numero dei ragazzi per classe.

Voglio condividere infine una bella esperienza nata all’interno del corpo docenti della mia scuola, di cui vado fiera: non avendo potuto coprire con i fondi della regione tutte le necessità degli studenti che non hanno la possibilità di avere connessione per le lezioni on line, gli insegnanti hanno lanciato una raccolta fondi con la quale hanno completato le richieste mancanti. Davvero un bell’esempio di comunità educante oltre che di umanità”.

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