Sabato, 13 Luglio 2024
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La scrittrice perugina Sara Allegrini spiega ai ragazzi della media Bonfigli di Corciano: "Ecco perché leggere è bello e fa bene"

La scrittrice perugina Sara Allegrini spiega ai ragazzi della media Bonfigli di Corciano perché leggere è bello e fa bene. Vari i volumi all’attivo: “La ragazza in bottiglia”, “Mina sul Davanzale”, vincitore del Premio Bancarellino, “La rete” (Mondadori, uscito anche nella collana Oscar), vincitore del premio Orbil assegnato dalle librerie indipendenti, “Leon” (Einaudi) e la graphic novel “Sospesi” (in uscita nel prossimo anno per Il Castoro). Sara intesse coi ragazzi un dialogo incentrato sul libro e sulla lettura come scoperta valoriale, sulla parola come strumento salvifico, come mezzo di interlocuzione sociale e dispositivo di chiarezza interiore. Parola e nome che ci fanno esistere, sono portatori di senso e ci forniscono le coordinate identitarie.

“Non è fuori luogo rilevare – dice Sara Allegrini – che nel lager la prima operazione di annientamento fosse la cancellazione della memoria individuale e la riduzione dell’individuo a numero tatuato sull’avambraccio, come forma di rigetto, di reificazione, di scarto”. Annullamento e rifiuto che colpiscono anche il protagonista Leon (una storia che, dichiaratamente, si rifà a ‘La Bella e la Bestia’), per il quale riappropriarsi delle parole assume la funzione di recuperare dignità, tornando a riscoprirsi “umano”. Abbattendo i limiti e i radicati pregiudizi, assunti a regola di vita da parte di chi diffida del diverso. Perché esiste sempre la possibilità di intercettare nei nostri simili la capacità di amare, di valorizzare, di superare i preconcetti e i luoghi comuni. Che restano ‘comuni’, e appunto così diffusi, solo per la pigrizia di chi non osa rimetterli in discussione.

Questo, nel teatro della Filarmonica del paese di Coragino, non è che uno dei tanti appuntamenti dell’autrice con ragazzi lettori. “Li incontro volentieri solo dopo che hanno letto i miei libri – precisa – perché così c’è di che discutere e non ci si limita alla semplice promozione editoriale”. Stavolta è toccato alle seconde classi delle tre sezioni corcianesi della Bonfigli essere inserite nell’iniziativa, voluta dal dirigente Daniele Gambacorta e coordinata dall’insegnante Maria Cristina Galli. Compagini numerose e interessate, guidate alla lettura con affettuosa e professionale sollecitudine dalle docenti Rita Centamori, Paola Silvestrini, Barbara Armellini, con la collaborazione di Marilena Mangano ed Elisa Roncalli Di Montoro.

L’incontro si è dipanato intorno alle domande fluite con spontaneità. Sollecitato da quesiti dell’autrice (docente di filosofia) che procede con metodo euristico. Ossia ponendo domande e cercando di “tirar fuori” risposte. Domande anche da parte dei ragazzi. Improvvisate. Scaturite dall’emozione del momento. Ma, in qualche caso, anche preparate. Con tanto di foglietto, tormentato fra le mani e srotolato non senza emozione. Con un po’ d’imbarazzo, temendo il giudizio (e il pregiudizio?) dei compagni. Domande, anche personali, volte a soddisfare curiosità. A comprendere il mestiere dello scrivere. Che è vocazione, ma anche tirocinio. Ed è stato bello, perfino commovente, sentire quei ragazzi infervorarsi intorno alle vicende di personaggi di fantasia, ma poi non così lontani dalla realtà. Anche dalla loro. Icone in cui forse si sono rispecchiati. Di certo. Perché – come è stato scritto – (Giuseppe Giusti) “Un libro fatto è men che niente, se il librofatto non rifà la gente”.
 

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