Sabato, 19 Giugno 2021
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La scomparsa di Pompeo Cagini segna la fine di un’epoca, quella dei medici gentiluomini

A Perugia il suo nome era sinonimo di “medico dei bambini”. Persona di acuto umorismo, autore del libro “Dai balilla ai camici bianchi”

La scomparsa di Pompeo Cagini segna la fine di un’epoca: quella dei medici gentiluomini. Non perché gli attuali lo siano di meno, ma perché Cagini sapeva unire alla solidità professionale delle spiccate doti di calda umanità.

“Cagini era un illustre clinico, in tempi privi di quelle tecnologie che oggi aiutano la precisione della diagnosi e l’efficacia della terapia”, ci dice l’amico pediatra Salvatore Maffei che lo conobbe anche professionalmente.

“Attraverso i segni manifestati dai bambini, individuava il problema, poi li assisteva e li curava in quella che all’epoca si chiamava ‘Divisione neonatale’, corrispondente all’attuale Terapia intensiva neonatale. Svolgeva la professione con assoluta dedizione”, aggiunge.

Fu anche vicino a tanto giovani medici formati alla sua scuola. A Perugia il suo nome era sinonimo di “medico dei bambini”.

Pompeo era persona di acuto umorismo, tutto perugino. Fu autore di un bel libro “Dai balilla ai camici bianchi” in cui all’autobiografia affianca un occhio disincantato e ironico verso il Potere. Lo aiutò nella stesura e nella curatela del volume l’amico Mario Roncetti, all’epoca prefetto della Biblioteca Augusta e intellettuale di rango.

Al di là delle commemorazioni ufficiali, mi piace ricordare un aneddoto in qualche modo legato al suo nome. A Perugia, per dire di una persona potente o vanesia, si dice “Che sarè, Cagino?”. Ne parlai con lui e Pompeo smentì assolutamente che il proprio cognome fosse legato al detto (anche perché lui era tutt’altro!). Suo figlio Carlo, egregio primario di oculistica (oltre che mio medico di fiducia) smentì parimenti e mi suggerì una pista che poi mi portò all’individuazione dell’origine dell’espressione.

Cagini era democristiano, politico fine e perbene. “Demo”, perché dalla parte del “dèmos”, ossia della “gente comune”; “Cristiano” perché profondamente credente. Quante volte l’ho incontrato alle liturgie nella chiesa parrocchiale di San Donato all’Elce, ai tempi di Monsignor Nazareno Bartocci e poi di don Angelo.

Dopo la giovanile militanza nella FUCI, Cagini aveva fatto anche politica nei banchi del Consiglio comunale della Vetusta, sempre con discrezione e attenzione agli umili. Il Comune volle onorarlo, nel 2006, con l’iscrizione all’Albo d’Oro dei cittadini illustri. Scelta ineccepibile e riconoscimento meritato.

Negli ultimi tempi, le sue condizioni di salute gli impedivano di uscire ma, fino a qualche anno fa, lo vedevo accompagnato da un collaboratore, procedere col suo fare pacato per via Annibale Vecchi. Mi riconosceva e rispondeva al saluto. Insomma: la sua figura ha corrisposto al profilo di un vero signore. Domattina, alle 11, le esequie nella sua chiesa all’Elce.

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