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La Bilancia della Salute | Liste di attesa in Umbria: tra criticità, soluzioni e il ruolo del nuovo commissario chiamato

di Francesca Castellani
Presidente Associazione “La Bilancia della Salute"

Il tema delle liste di attesa è da tempo fra gli argomenti più sentiti tra la collettività, ma non molti ne conoscono il funzionamento reale e sanno che l’erogazione delle prestazioni avviene in base all’ordine di priorità, dettato da un modello operativo chiamato RAO (Raggruppamenti Omogenei di Attesa) che consente di dare tempistiche diverse per l’accesso alle prestazioni specialistiche sulla base di indicazioni cliniche. Le prime visite (primi accertamenti diagnostici) si suddividono, in base alle caratteristiche cliniche, in 4 classi di priorità che prevedono un corrispondente tempo in cui deve essere garantita la prestazione: U (urgente) entro 72 ore, B (breve) entro 10 giorni, D (differita) entro 30 giorni per le visite specialistiche e 60 giorni per gli esami strumentali, P (programmabili) entro 180 giorni.

In tutto il territorio nazionale nel periodo di piena epidemia da Covid19 sono stati bloccate le attività ambulatoriali differibili e gli interventi chirurgici procrastinabili sia per liberare spazio e personale all’emergenza sanitaria, sia per garantire sicurezza dei pazienti e dei professionisti rispetto al rischio di contagio come dettato dal periodo di lockdown stesso. In questo periodo però le prestazioni sanitarie non differibili come le prestazioni U e B sono state garantite, così come tutte le situazioni di urgenza non Covid. Pertanto, ad oggi, se non si adotteranno strategie di recupero di queste prestazioni cosiddette “congelate”, le liste di attesa delle prestazioni si allungheranno vorticosamente.

Quindi vanno recuperate; si potrebbe dire “Facile, basta richiamarle”. No, non è così semplice perché a queste, giorno dopo giorno, se ne aggiungono di nuove, altre non urgenti oltre a quelle urgenti. Il problema poi non è solamente questo, ma per garantire sicurezza sanitaria ad una emergenza sanitaria, ancora non tutta risolta, va aggiunto al tempo della prestazione stessa quello della sanificazione e calcolare un’organizzazione nell’attività che garantisca il distanziamento interpersonale.
Cosa si può fare? Sicuramente aumentare il personale sanitario, dare più spazio alla telemedicina, potenziare l’assistenza territoriale, ma soprattutto migliorare, ora più che mai, l’appropriatezza prescrittiva e la gestione delle prestazioni per le classi di priorità indicate sopra.

Per appropriatezza prescrittiva si intende la misura di quanto una scelta o un intervento diagnostico sia adeguato rispetto alle esigenze del paziente o del contesto sanitario. Per tradurla in termini pratici, quanto al fine della diagnosi sia utile prescrivere un esame che può essere costoso come potrebbe essere una TC o una Risonanza Magnetica; se eseguirla scioglie veramente il dubbio diagnostico o sarà solamente uno spreco di risorse sanitarie e temporali. Oppure se un particolare problema sanitario deve essere esclusivamente risolto in poco tempo ovvero può aspettare settimane perché appunto differibile

Si devono certamente mettere in campo strategie che aumentino l’offerta di prestazioni specialmente in questo periodo, ma tali strategie non possono essere vanificate dall’aumento dell’offerta, pertanto sicuramente l’azione più efficace è migliorare l’appropriatezza prescrittiva con un cambiamento culturale che interessi tutte le parti coinvolte, i pazienti, i medici “prescrittori” e strutture sanitarie. Fa ben sperare che la nuova Giunta regionale umbra abbia affidato ad uno dei commissari delle aziende lo specifico obbiettivo dell’abbattimento delle liste di attesa. Dott.ssa Francesca Castellani
 

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