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LA BILANCIA DELLA SALUTE | Aggressioni in sanità, inasprite pene e multa da 5mila euro

Negli ultimi anni storie di violenze verbali e fisiche a medici ed agli operatori sanitari nel proprio luogo di lavoro sono state protagoniste nella cronaca nazionale ed anche locale. Recentemente è stata approvata dal Senato la legge che garantisce la sicurezza dei medici, infermieri ma non solo anche dei veterinari, dei farmacisti, dei biologi, dei fisici e dei chimici e di tutte le professioni sanitarie, prevedendo un inasprimento delle sanzioni penali e civili con la condanna fino a 16 anni di carcere e dove non vi è reato una multa fino a 5000 euro contro coloro che provocano aggressione al personale sanitario. Le aggressioni diventano inoltre procedibili di ufficio e non più a querela della persona offesa.

Volevo però focalizzare l’attenzione non tanto al contenuto della legge, ma al motivo per cui è stata necessaria, naturalmente non per trovare una forma di giustificazione, che ovviamente non c’è, ad azioni vergognose. Per quale motivo chi svolge una professione che salvaguardia la salute altrui ha bisogno di una legge specifica che tuteli la sua? La situazione non è migliorata neanche in questo periodo di emergenza sanitaria dove siamo stati appellati addirittura “eroi” Il fenomeno dell’aggressione al personale sanitario a mio parere va visto sotto diversi punti di vista. 

Sicuramente viviamo oggi in una società che non riconosce più i ruoli e le competenze e crea sempre più dei “presuntuosi tuttologi” che credono di saperne più rispetto a chi ha una formazione scientifica specifica, magari solo perché hanno letto qualcosa in merito e hanno fatto qualche ricerca in rete. Questo fenomeno dei presunti esperti si è ingrandito sicuramente grazie al mondo social che da voce a tutti su qualsiasi argomento, certo non solo sulla medicina, ma è molto dannoso ed in qualche modo va assolutamente bloccato.

Viviamo in un mondo dove non si accetta più la fallibilità e del “tutto subito “ non capendo che spesso esistono limiti umani e scientifici che non fanno raggiungere il risultato sperato. Ma se da una parte è la società e la cultura ad essere cambiate dall’altra vanno esaminate le criticità del nostro SSN , sempre più in difficoltà per scelte negli anni probabilmente non proprio idonee e non al passo con i tempi. Pensiamo alla carenza dei medici, alla diminuzione delle risorse, ai tempi di attesa. Tutto ciò provoca nel cittadino-paziente, in quello che ha instabilità emotiva ovvero altre difficoltà, rabbia e frustrazione e vede nel medico e nell’operatore sanitario il capro espiatorio.

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