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Venerdì, 24 Maggio 2024
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INVIATO CITTADINO Vive a Perugia Vlasco, l’eroico cane militare dell’esercito italiano

Dal deserto dell’Afghanistan ai travertini della Vetusta

Vive in pace a Perugia, presso la famiglia del noto pittore Stefano Chiacchella (in foto).

“È stato mio figlio Michelangelo a volerlo adottare”, esordisce il riconosciuto Maestro della pittura pop. Ma non è stata una procedura semplice”.

Perché?

“Vlasco era ‘in pensione’ in quel di Grosseto, dove passano i loro ultimi giorni le bestie che hanno affiancato le missioni militari italiane in varie zone del pianeta”.

Da dove è partita l’idea di adottarlo?

“Michelangelo ne era venuto a conoscenza attraverso il web e ha tenuto in considerazione il proposito di prendere questo eroico esemplare di pastore grigione”.

Come si sono svolte le procedure di adozione?

“Per assicurarsi che Vlasco avrebbe trovato un contesto umano ed economico adeguato, l’esercito ha voluto conoscere tutto della nostra famiglia: reddito, proprietà della casa, profilo umano e sociale”.

Insomma: vi hanno passato ai raggi X?

“Esattamente. E hanno fatto benissimo. Consegnare una creatura così preziosa non è scelta da effettuare a cuor leggero. Pensa che è venuto di persona il suo istruttore a sincerarsi dell’idoneità del  luogo e delle persone”.

Come si comporta Vlasco nella quotidianità?

“È una bestia buonissima. Abituato ad agire in silenzio, non abbaia neanche… sotto tortura”.

Foto - Vive a Perugia, a casa del pittore Stefano Chiacchella, l'eroico cane militare Vlasco

(Foto esclusive Sandro Allegrini)

Lo vedo affiancarsi alle persone con docilità. Lo si può definire un cane “di sinistra”?

“Vero. Ti sta sempre a sinistra perché abituato ad evitare il contatto con l’arma che il militare porta abitualmente sulla destra”.

Cosa sai del suo percorso “professionale”?

“L’istruttore ci ha raccontato delle operazioni  belliche in Afghanistan e in Libano”.

Che ruolo svolgeva Vlasco? È vero che veniva lanciato dall’aereo?

“Era un cane addestrato per azioni di ricognizione e rilevamento esplosivo. Lo lanciavano col paracadute nelle zone belliche. Lui fiutava e segnalava mine, esplosivi e detonanti. Ha salvato di certo molte vite umane”.

Dove ha operato, in Afghanistan?

“Il nostro Paese ha partecipato alle operazioni militari. Nell'ambito della missione Nato, ci è stato affidato il quadrante di Herat. Con la International Security Assistance Force il contingente ha perso 52 membri. E molti, per fortuna, ne avrà di certo salvati Vlasco”.

Come si comporta in casa?

“È calmo, obbediente, remissivo. Data l’età, 13 anni, è affetto da diverse malattie come la displasia all’anca e la doppia cataratta”.

Si trova bene con voi?

“È la mascotte di casa. È arrivato che pesava 30 chili. Ora l’ago della bilancia sale fino a 45, che per lui è il peso forma. L’istruttore, a lui legatissimo, è venuto un paio di volte a trovarlo”.

Vlasco si muove con cautela silenziosa, si accuccia ai piedi di Chiacchella che “tormenta” la tastiera del pianoforte. Lo guarda quando prende tela e pennelli. A suo modo, è un appassionato d’arte. E apprezza, anche se non lo dice.

Deve compensare gli uluati delle sirene, lo squarcio delle granate, le raffiche di mitra e i colpi di bazooka. Ha bisogno di silenzio e di pace. Ma anche di amore. Silenzioso.

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