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INVIATO CITTADINO Villa Compresso, degrado e vandalismo: rischiamo di perdere un tesoro

Ci segnala la circostanza l’amico Franco Pignattini, storico tonsore del Borgo d’Oro e scultore di rango

Villa Compresso. Porte aperte al degrado e al vandalismo. Si rischia di perdere testimonianze storiche e artistiche significative.

Ci segnala la circostanza l’amico Franco Pignattini, storico tonsore del Borgo d’Oro e scultore di rango, che dice: “Sono andato a rivedere i luoghi dove ho frequentato le elementari. Mi si è parato dinanzi uno spettacolo terrificante”.

Aggiunge: “Ho scoperto che si può entrare passando per la chiesa e la sagrestia, per giungere – attraverso un lungo corridoio – alla villa nobiliare. Qui ci sono affreschi bellissimi che vanno tutelati”.

Ricorda: “Ci ho fatto la primaria ai tempi di monsignor Cirenei: tutto era in ordine e ben tenuto. Ora è il Bronx”.

Perché, che succede?

“Innanzi tutto, quel luogo è stato spogliato di ogni cosa. Hanno portato via tutto quello che c’era da prendere. E spesso si trattava di oggetti antichi che di certo stanno transitando nel mercato parallelo. Il resto è devastazione”. 

L’Inviato Cittadino è andato a cercare altre testimonianze.

“Quel luogo un tempo fu qualcosa di eccezionale”, ricorda Francesca Bondì che di quel collegio fu convittrice, proveniente dalla natia Sicilia.

Racconta Francesca, oggi presidente della Comunità Capodarco, titolare, fra l’altro, qui a Perugia di un diurno e di una casa famiglia per disabili (La Casa del Nibbio) in quel di Prepo:

“Era prioritariamente luogo di cura (Istituto per poliomielitici), quando la malattia era tanto diffusa. Ci venivamo da tutta Italia. Ma c’era la scuola anche per i bambini dei paesi vicini: Capocavallo, Pantano, Mantignana”.

Come nasce l’Istituto?

“Nasce da un’intuizione e dall’iniziativa di monsignor Giuseppe Cirenei, figura di educatore e religioso veramente illuminata. Fu lui che, oltre a luogo di cura, elevò l’Istituto a centro scolastico di formazione fino alla scuola superiore, come le Magistrali. L’Istituzione fu denominata Associazione San Francesco di Paoli Compresso”.

Quali esperienze ricordi?

“Tante e tutte formative. In particolare ricordo il grande lavoro del professor Franco Bozzi che, per molti anni, venne a farci educazione teatrale”.

C’era anche un teatro?

“Sì, ci abbiamo montato tanti spettacolini in lingua e specialmente in dialetto. Ne facevamo abitualmente il 19 marzo, per la Festa del papà. Momenti toccanti, specie per chi era lontano dalla famiglia. Ho dei ricordi commoventi e gioiosi. Non ci curavano solo il corpo, ma ci educavano ad amare la cultura e la vita”.

Ricordi personali?

“Ricordo che io non ero allieva di Franco Bozzi ed ero troppo piccola per partecipare alle recite. Ma io lo tartassavo e lui finiva con l’inventarmi una parte: che so, la bambina che balla la tarantella o la figlia di qualche personaggio”.

Cosa ti risulta sullo stato del complesso?

“So che oltre al degrado delle strutture, sono stati distrutti col fuoco i nostri fascicoli personali, sia terapeutici, ossia relativi alle storie cliniche, che riferiti ad aspetti educativi. Il nostro passato, le nostre storie individuali e collettive cancellate. È impossibile ricostruire storia, storie e identità”.

Insomma: degrado, distruzione, arredi depredati, vegetazione invasiva, muri cadenti. Sono lontani i tempi in cui educazione e cultura facevano il paio con decoro e rispetto. Ora è tutto in abbandono. È accettabile tutto questo?

Dice Franco Pignattini: “Ho contattato il dottor Mario Squadroni, ex direttore della Soprintendenza archivistica. Vedremo se è possibile fare qualcosa. Ci conto”. Anche noi. 

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