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INVIATO CITTADINO Via Pinturicchio chiusa per tre giorni

Si smonta la colossale gru dal cortile di Santa Maria Nuova

Via Pinturicchio chiusa dal venerdì alla domenica, si smonta la colossale gru dal cortile di Santa Maria Nuova. Rimasta lì per oltre un decennio, è alta quanto un palazzo di 18 piani: ben 52 metri. La super struttura addetta allo smontaggio (La Saetta) è invece di oltre settanta metri ed è ancorata al suolo con contrappesi di parecchie tonnellate.

Hanno cominciato il lavoro venerdì e finiranno in giornata odierna. È stato impressionante seguire – nella mattina del 1° maggio – tre addetti ad alta specializzazione (e notevole addestramento) muoversi con scioltezza ed equilibrio sopra quel mastodonte. Visti da terra, apparivano come puntini. Parecchia le gente che, trovandosi a passare, si fermava ad osservare quel fenomeno inconsueto, per caratteristiche e dimensioni.

L’Inviato Cittadino, messo sull’avviso dagli amici Francesco Quintaliani (pittore) e Mirko Revoyera (attore), era sul posto per documentare l’evento col reportage fotografico in gallery.

Diversi gli uomini impegnati nella sicurezza, per consentire il transito pedonale anche nelle manovre a terra. Parecchi anche i mezzi parcheggiati nell’antica via del Ramerino, tra i quali un colossale bilico, destinato ad accogliete il primo lunghissimo pezzo del braccio.

Le vetture hanno dovuto adottare percorsi alternativi, fra i quali principalmente corso Bersaglieri e viale S. Antonio, fra via degli Scortici, piazza Grimana, via Fra Bevignate e zona Monteluce.

Ci si chiede il perché della permanenza della colossale gru per tutto questo tempo, ben oltre la conclusione dei lavori alla struttura conventuale, al portico, al condominio in parte privato e in parte appartenente all’Istituto per il sostentamento del clero. 

Si è sperato, fino all’ultimo, di poter rimediare le somme necessarie per il restauro del campanile alessiano di Santa Maria Nuova, svettante fra via del Roscetto e via Pinturicchio.

Purtroppo i 300/400 mila euro necessari non sono stati trovati. Peccato, perché la presenza della gru costituiva un sicuro risparmio, considerato che rimontarla costerebbe un botto.

Ma la ricerca di fondi è stata vana. E così il campanile è rimasto allo status quo ante. Salvo l’apposizione di un’opera provvisionale finalizzata a bloccare i frammenti di pietra e laterizio che ogni tanto si staccano e che, altrimenti, sarebbero destinati a piombare sul tetto appena rifatto. Accadde qualche anno fa che una delle grosse palle in pietra cadde, spinta dal vento, e crollò provocando danni consistenti alla copertura.

Purtroppo il campanile se la passa maluccio e (sostituito da un sistema artificiale, oltre che ‘abitato’ da ripetitori di segnale) non è utilizzato ormai da molti anni, a causa delle pericolose vibrazioni che potrebbero minarne la stabilità.

Peccato, perché si tratta di un’emergenza monumentale d’autore, visibile e fotografatissima dal belvedere di Porta Sole. Galeazzo Alessi, che lo disegnò, poteva distintamente scorgerlo dalla casa natale, ossia da via Cartolari, dove una targa ne ricorda la presenza. Anche i suoi resti mortali non sono lontani, dato che li conserva la chiesa di San Fiorenzo, in fondo a via Alessi.

Questa fase di smontaggio, insomma, è un’occasione persa per conservare un bene cui i perugini tutti, non solo la gente della Pesa, sono fortemente legati. Purtroppo, quando “pecunia deficit” non si possono concepire progetti di restauro. Moralmente doverosi. Economicamente onerosi. 

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