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INVIATO CITTADINO Vecchie e nuove povertà

Meno male che il Banco alimentare... c’è. Ne parliamo col nuovo direttore Massimiliano Avogadri

Vecchie e nuove povertà. Meno male che il Banco alimentare... c’è. Attivo da un quarto di secolo e con prospettive di irrobustimento.

Ne conosciamo struttura e finalità. Ricordiamo solo che il Banco Alimentare è una colossale Fondazione nazionale che opera attraverso Associazioni regionali nell'opera di raccolta alimentari (attraverso disponibilità europee, aziende, istituzioni, collette, donazioni…).

I generi alimentari vengono poi girati alle varie realtà caritatevoli (Caritas, Croce Rossa, Protezione civile, San Vincenzo, Comunità sant'Egidio…) le quali si occupano della distribuzione.

Da rilevare l’importanza anche quantitativa del suo operato. Difatti il banco Alimentare copre una cospicua quantità degli approvvigionamenti a tali soggetti.

Focus sull’Associazione Banco Alimentare Umbria Onlus, guidata (dal settembre 2022) dal direttore Massimiliano Avogadri. Con cui parliamo.

Quale il Suo programma. Diciamo, i concreti propositi?

“L’Associazione intende compiere un balzo in termini di qualità e potenziamento di dimensione. Al fine di aumentare la propria efficienza e, soprattutto, per potersi parametrare, nel campo dell'immagine e del rilievo operativo, ai migliori esempi nazionali”.

In breve, la vostra storia

“Si tratta di un’organizzazione di volontariato che opera sul territorio umbro da circa 25 anni e si occupa della lotta alla povertà e allo spreco alimentari”.

In che modo?

“Soprattutto attraverso il recupero delle eccedenze alimentari dalla grande distribuzione organizzata, dall’industria alimentare e ristorazione, con successiva distribuzione agli Enti caritatevoli”.

Quanti gli Enti da voi serviti?

“Nel territorio serviamo circa 206 Enti”.

Come e dove conservate le risorse?

“Siamo organizzati con due magazzini di distribuzione: uno a Perugia (a Lidarno), e uno a Terni nella zona industriale; c’è poi un magazzino di transito a Miralduolo”.

A quanto ammontano le risorse in termini quantitativi?

“Gestiamo circa 1500/2000 tonnellate di prodotto all’anno che facciamo giungere a circa 26.000 assistiti, tramite gli Enti caritatevoli”.

C’è un incremento degli assistiti, rispetto alla crisi?

“Dal 2019 a oggi, il numero degli assistiti è in costante crescita: dai 20.000 del periodo pre-pandemia agli attuali 26.000. I dati si riferiscono esclusivamente al Banco dell’Umbria, che fa parte di una rete nazionale di 22 Banchi (alcune regioni ne hanno anche 2) presieduti da una Fondazione che governa rapporti istituzionali e quant’altro”.

Quanti i soggetti a disposizione della struttura?

“Personalmente sono uno dei quattro dipendenti che il Banco ha in Umbria”.

Come fate, in così pochi, a gestire così tanto?

“Possiamo contare sull’aiuto di numerosi volontari. In buona sostanza, il Banco Alimentare dell’Umbria (come, del resto, tutti gli altri) si nutre di lavoro volontario”.

Certo che il lavoro è tanto, vero?

“Noi non facciamo business, ci limitiamo a raccogliere cibo, ma abbiamo costi di gestione che sono quelli di una normale azienda alimentare”.

Ecco perché riuscite a contenere i costi

“Pensi che, ad oggi, gestiamo un giro di affari equivalente a circa 6 milioni di euro. Immaginatevi i costi che avrebbe una normale società e rapportateli ai nostri”.

Come vi finanziate?

“Non riceviamo soldi pubblici (tranne una piccolissima quota dalla Comunità Europea nei prodotti destinati alle emergenze; guerre, terremoti, calamità naturali…), siglati come aiuti FEAD o prodotti non commerciabili”.

Insomma, come si dice: un’istituzione che, se non ci fosse, si dovrebbe inventarla.

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