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INVIATO CITTADINO Una grande mostra in Galleria celebra la poesia penniana e ne esalta il rapporto con le arti figurative

“Un mare tutto fresco di colore”, dal 6 ottobre2023 al 14 gennaio 2024

“Delle cose grandi è bene che si taccia o che se ne parli in grande.  In grande significa con cinismo e con innocenza”, è stato scritto. Sembra l’epigrafe giusta per questa mostra. Conoscendo qualcosa della pagina penniana.

Mostra che mette in rilievo come – premette Marco Pierini – si sia perduto il rapporto strettissimo, storico, ferace, tra poesia e immagine (al di là di tante moderne diavolerie e interazioni multimediali). Come dimostrano i tanti “manifesti” del Novecento, usciti dal cuore e dal calamo di poeti di rango.

Foto - In Galleria Nazionale la mostra penniana “Un mare tutto fresco di colore”

(Foto Sandro Allegrini)

Mi sia permesso di citare l’esempio palmare di Eugenio Montale dalla cui privatissima factory domestica sono uscite opere, spesso sconosciute, e donate ad amici, come l’ingiustamente dimenticato giornalista Giulio Nascimbeni, mio sodale che, in privati colloqui, mi raccontò di possedere più di qualche tela del poeta delle Occasioni.

Ma, come racconta Roberto Deidier – che di Penna ha mirabilmente curato il Meridiano – “le cose migliori accadono per caso”. E Caso è, forse, il nome di Dio quando non voleva firmare, ha scritto Anatole France.

Sta di fatto che il caso e la volontà di tre arditi intellettuali hanno voluto questa splendida mostra. Un canto del cigno di Marco Pierini, giunto al termine di una mandato memorabile. In cui ha saputo coniugare, in due mostre esemplari, le eccellenze perugine: Pietro e Sandro, così lontani eppure così vicini.

Questa mostra ha messo insieme azioni e passioni di Carla Scagliosi, Roberto Deidier (che, sulla scia di Elio Pecora, ha dedicato una vita agli studi penniani) e Tommaso Mozzati, che ricordiamo sui banchi di scuola del liceo perugino Annibale Mariotti.

Non senza lodare la generosità di Letizia Coppotelli, figlia di Paolo, l’amato nipote cui sono andati documenti e opere che testimoniano la passione e l’attività di gallerista sui generis del poeta nato in via Mattioli (su Letizia e la questione della casa di Porta Sole, torneremo con appositi servizi).

La mostra propone 150 opere di grandi autori. Artisti coi quali spesso Penna instaurò rapporti di amicizia e frequentazione. Dedicandosi poi alla mercatura d’arte. Con esiti discontinui, ma con indubbio talento.

150 opere in mostra, col valore aggiunto di un filmato inedito e fotografie di Sandro Becchetti e Vittoriano Rastelli. Una selezione tagliata con l’accetta e rifinita di rasoio. Data la capienza della Sala Podiani. Ché ben altro spazio avrebbero richiesto opere non meno preziose e significat(t)ive, utili a far luce su un gusto ineccepibile e un intuito infallibile.

Un esteta “integrale” come scrive Tommaso. E non sbaglia. Opere e materiali, ritrovati in via Mole/Mola de’ Fiorentini, fanno luce. Anche su un poeta umbratile quale fu il nostro illustre concittadino.

Ma quale casa? Ho sentito, in mattinata, la frase equivoca, simbolica ma falsa “Penna torna a casa”. Ne parlai nel mio Equivoci pennniani. E ci tornerò. Anche se pure a me capitò – per troppo amore – di usare l’espressione a sproposito (oggi lo riconosco senza tentennamenti).

Quell’affermazione è falsa perché Perugia fu “città vuota” da cui Penna dovette scappare per evitare pettegolezzi di una realtà provincialissima. Per recarsi nella Capitale dove abbracciò amicizie e affetti. Nuovi e solidi. Trovando lo spazio che non intercettava fra i travertini della Vetusta: duri, come la tramontana che sferzava e induriva  la faccia (e il cuore) quando scendeva fino al belvedere dei Giardini Carducci. Dove gli occhi e l’anima si aprivano sulla vallata luminosa. Ma con dentro la voglia di spaziare in orizzonti ancora più ampi, aperti e cosmopoliti. Meno segnati dal pregiudizio verso la diversità (Guai a chi è diverso, essendo egli comune).

Questa vulgata del ritorno “a casa” è retorica, falsa, fuorviante. Non Perugia, ma Roma è la casa di Penna, dove i suoi resti mortali hanno trovato riposo. Sebbene in una tomba un po’ negletta.

Roma. Ripulita la lapide sulla tomba del poeta perugino Sandro Penna. Peccato che... (perugiatoday.it)

Mentre la sua poesia volta alta, eterna. Roma, non Perugia, dove vivere… addormentato / entro il dolce rumore della vita. Sebbene in un’altra dimensione. E nella penombra, così cara al poeta dei fanciulli.

                                               

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