INVIATO CITTADINO Una finlandese innamorata di Perugia, la storia di Varja Pauliina Lahdenperä

Varja Pauliina Lahdenperä ci racconta la storia del suo rapporto di amore con la nostra regione.

La collana della presenza finlandese in Umbria si arricchisce di una nuova perla. Ci scrive Varja Pauliina Lahdenperä per raccontarci la storia del suo rapporto di amore con la nostra regione.

Esordisce: “Sono entrata a far parte della comunità nel 1996, quando ho partecipato al programma Erasmus presso l’Università degli Studi di Perugia. Avevo 25 anni ed ero una studentessa di Letterature Comparate presso l’Università di Turku in Finlandia. Dopo essermi laureata, sono tornata in Italia per fare il dottorato. Dovevo diventare una ricercatrice, ma il destino aveva un altro piano per me: mi sono sposata e nel 1999 è nato mio figlio”.

Poi declina orgogliosamente la sua doppia appartenenza: “È da allora che risiedo stabilmente a Perugia ed ho preso anche la cittadinanza italiana per ufficializzare la mia nuova, doppia identità”.

A Perugia, vive di scrittura, tra giornalismo e narrativa.

“Svolgo diverse attività di freelance, principalmente traduzioni, ed ho anche scritto degli articoli sull’attualità italiana, pubblicati su importanti riviste finlandesi. Nel 2015 è uscito il romanzo che abbiamo scritto a quattro mani con la presidente dell’Aiab, la mia connazionale Anne Marjatta Heliste”.

Di cosa tratta il romanzo e dove è ambientato?

“La vicenda è ambientata in Umbria e – nonostante la serietà del tema che riguarda la tratta degli esseri umani – descriviamo al pubblico finnico i luoghi e le tradizioni umbre con una vena umoristica e brillante”.

Svolgete altre iniziative?

“Nel 2013 abbiamo organizzato un corso di finlandese qui a Perugia e nel 2018 sono stata docente di lingua finlandese presso la Scuola alberghiera di Spoleto, nell’ambito del programma Erasmus”.

Vi vedete fra connazionali?

“Siamo una comunità piccola, ma molto unita e, oltre alle ‘pizzate’ in buona compagnia, organizziamo anche altri eventi”.

Qualche esempio?

“Ogni anno a dicembre festeggiamo “Pikkujoulu”, la festa prenatalizia, durante la quale mangiamo le nostre delizie tradizionali aspettando Babbo Natale, impersonato dai nostri amici e compagni italiani, contenti di essere coinvolti. In occasione del giorno dell’indipendenza, decoriamo le nostre case con i colori della nostra bandiera, il bianco e l’azzurro, accendiamo le candele ed ascoltiamo “Finlandia” di Sibelius. Quando poi arriva “Juhannus”, il solstizio d’estate, rimpiangiamo il sole di mezzanotte e compiamo riti e magie, sognando dei falò e delle saune in riva al lago”.

Cosa ama in particolare dell’Umbria e di Perugia?

“Innanzitutto il buon cibo. Per non parlare delle sagre e feste paesane e della simpatia della gente locale. Le verdi colline umbre e la ricchezza folkloristica del territorio ormai sono diventate una parte fondamentale di me”.

Cosa le manca del suo Paese d'origine?

“Oltre al bellissimo arcipelago di Turku con le sue tipiche case di legno e la deliziosa zuppa di salmone, mi manca l’efficienza della pubblica amministrazione e il suo modo di interagire rispettosamente con il cittadino. Da quando sono arrivata in Italia, non ho passato nemmeno un giorno senza indignarmi. Probabilmente non smetterò mai di meravigliarmi del talento che hanno gli italiani di complicarsi la vita di tutti i giorni”.

Ha desiderio di tornare in Finlandia?

“Dopo il divorzio, mi hanno chiesto in molti perché non sono tornata nel mio Paese. Sono rimasta per stare vicino a mio figlio – bilingue e con doppia cittadinanza anche lui – che deve ancora finire gli studi. Vedremo cosa ci riserverà il futuro, ma sicuramente tanto dipenderà dalla situazione lavorativa”.

Un’amara riflessione.

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“L’Italia di oggi, purtroppo, ha poco da offrire ai giovani laureati. Negli ultimi anni ho visto il Bel Paese imbruttire in maniera atroce e questo mi rende molto triste. Gli italiani e gli umbri, con tutte le bellezze dell’impareggiabile patrimonio culturale e paesaggistico, meriterebbero molto di più”.

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