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Giovedì, 23 Maggio 2024
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INVIATO CITTADINO Un caffè coi parrocchiani dopo la Messa al Bar Porta Pesa. Offre don Calogero di Leo

Che non se ne deve andare! Altrimenti, le pecorelle si faranno… leoni

Un meeting post celebrazione. More solito. Con qualche battuta e momenti di amicizia.

Prosegue la tradizionale riunione al Caffè della cinese Cristina, ospitale e carina, per l’occasione in look biondo. Apprezzato non meno di caffè, cappuccino e cornetto. Che il Don divide a metà, prima di salire alla Chiesa della Buona Morte per la messa delle 11:15.

Diversi mugugni per una prossima sostituzione che ha generato scontento. Non perché il parroco assegnato non sia persona e sacerdote di valore.

Lo stesso don Calogero (con la valigia pronta per la sede brufana) non soffia sul fuoco, ma lavora d’estintore. Tessendo le lodi e propagandando la qualità del successore (definitivo?).

Ma il fatto è che i parrocchiani hanno retto la pandemia, dopo la morte di don Mario, e si preparavano a un periodo di serenità sotto la guida di don Calogero. Invece scoppia la bomba di questa rivoluzione imprevista. E di cui non si riesce a comprendere le ragioni.

Benissimo la Festa dello Scapolare, con la chiesa piena e una convinta partecipazione di tutta la città. Il manipolo di frequentatori della liturgia sta diventando uno squadrone. Allora, perché rompere le righe?

Perché –  dicono – questo cambiamento? Che bisogno c’era di generare scontento, trasferendo un sacerdote così ben accetto?  E a così breve distanza dall’assegnazione!

La non accettazione (absit iniuria verso il nuovo!) sta diventando contestazione. Che assumerà toni sempre più aperti, e accesi, in vista dell’addio annunciato per la fine di settembre.

Si dice che delegazioni di parrocchiani si stiano organizzando. E che, addirittura, abbiano già chiesto udienza e si siano fatti avanti.

Sarà difficile tenere a bada le pecorelle, quando… diventano leoni.

Dunque nessuna rassegnazione. Perché ogni decisione umana è reversibile. Mentre non sono rivedibili la stima e l’apprezzamento nei confronti di don Calogero.

Perché l’amicizia raddoppia le gioie e divide i dolori a metà. Come il mezzo cornetto che il ‘don’ si lascia per dopo la Messa in piazza Piccinino.

Dove pare che, anche lì, non si sia entusiasti della decisione vescovile. Tutt’altro.

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