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INVIATO CITTADINO Tunnel al Bulagaio e a Monte Morcino: Monella critica, Fabietti ribatte, Fressoia rilancia

Il presidente di Italia Nostra risponde alle osservazioni avanzate da Pier Giorgio Fabietti sulle gallerie di Ponte Rio

Monella critica, Fabietti ribatte, Fressoia rilancia. Il presidente di Italia Nostra risponde alle osservazioni avanzate da Pier Giorgio Fabietti sulle gallerie di Ponte Rio. Operazione disapprovata, in una nostra precedente intervista, dall’architetto Mauro Monella.

Scrive il presidente della Sezione perugina di Italia Nostra: “Egregio ing. Fabietti, ho letto con attenzione il suo articolo e credo utile rappresentare concetti ulteriori. Il suo ragionare è senz’altro sensato e coerente. Il solo difetto risiede nella sua prospettiva che s’inscrive entro il perimetro di una patologia conclamata”.

La patologia consiste in una prospettiva tutta su gomma. “Avendo Perugia abolito di fatto ogni trasporto pubblico efficace, la mobilità nella nostra città, quartieri, frazioni e città della regione è solo automobilistica. Tolti i pochi che possono soddisfare a piedi i propri spostamenti, a Perugia di fatto c’è solo l’automobile”.

La ferrovia… solo un lontano ricordo. “La ferrovia Centrale Umbra è chiusa da quattro anni; le ferrovie dello stato, a differenza di ogni paese europeo, si ostinano a non approntare un servizio urbano/metropolitano”.

Minimetrò fantasma, autobus deserti. “Il Minimetrò si è rivelato ininfluente; gli autobus urbani sono semivuoti e quelli extraurbani vuoti del tutto, non per “inciviltà” della popolazione, bensì per servizi offerti del tutto inappetibili (le aziende di trasporto pubblico, infatti, prendono i finanziamenti dello stato in base ai chilometri percorsi, non in base alle persone trasportate. Per questo girano tranquillamente a vuoto)”.

Una doppia patologia. “La patologia è duplice: sociale e urbanistica. Socialmente non funziona l’abolizione di ogni valido trasporto pubblico, poiché ciò implica l’obbligo di dotarsi di un’automobile a testa, cosa che non tutte le famiglie possono permettersi.

Urbanisticamente, per gli spazi delle città italiane ed europee, arrivare nei luoghi forti della città (Centro Storico, Fontivegge, Silvestrini, Ponte San Giovanni, Ellera, Collestrada) solo e sempre in automobile, non può funzionare, nemmeno se costruissimo un’autostrada per ogni quartiere”.

Congestioni e colli di bottiglia. “La congestione tutte le mattine e nelle ore di punta è a raggiera in tutti gli assi maggiori della città: è nella superstrada da Collestrada a Ponte S Giovanni, alle gallerie a Madonnna Alta, è al Bulagaio, sulla Eugubina, per Casaglia, per S. Girolamo, per Piscille, per la Marscianese, la Settevalli, la Pievaiola, la Cortonese, per la strada di S. Marco. Un traffico solo automobilistico sulla predetta raggiera di strade, destinato ai luoghi forti richiamati, continuerà a provocare irrazionalità e diseconomie, anche con gallerie e viadotti che superassero questo o quel punto, semplicemente perché tutti insieme non ci si entra”.

Non si scioglie il nodo del Nodino. “Il Nodino (210 milioni) e le gallerie per Ponte Rio (42 milioni) confermano la patologia di una mobilità urbana solo automobilistica, priva di ogni supporto utile, da parte di un buon trasporto pubblico capace di assorbire almeno il 20/25% degli spostamenti urbani. Un buon trasporto pubblico è l’obiettivo cui tutte le città italiane ed europee puntano: saranno mica tutti sciocchi e solo noi intelligenti?”.

Quale trasporto pubblico? “Come pensare, quindi, ad un buon sistema di trasporto pubblico? Perugia ha un cospicuo patrimonio ferroviario: cinque rami ferroviari a far centro dalla stazione di Ponte S. Giovanni: quello che va a Città di Castello, quello per Bastia-Spoleto, quello per Marsciano-Terni, quello per Fontivegge, Silvestirni Trasimeno, e infine da Ponte S. Giovanni a S. Anna nel Centro Storico”.

La soluzione risiede nel Tram-Treno. “Come ho più volte spiegato. Il binario da S. Anna entra in città e raggiunge le scale mobili di Piazza Partigiani, quindi quelle di Piazzale Pellini, quindi la Conca per poi reimmettersi a Fontivegge sulla ferrovia FS e proseguire, senza aver mai cambiato mezzo, fino a Ingegneria, Silvestrini, Ellera, Trasimeno. E viceversa ovviamente, fino San Sepolcro, fino Spoleto, fino Terni”.

Questione di costi. “Questo sistema Tram-Treno costa 254 milioni (progetto preliminare calcolato stando larghi nei costi). Ora, questi cinque rami ferroviari solcano, ma non servono, la maggior parte dei quartieri e frazioni intorno a Perugia. È ben possibile dunque a Perugia un valido servizio pubblico, che per essere tale (appetibile e quindi economicamente sostenibile) deve risultare conveniente agli occhi e alle tasche di noi cittadini: cioè più rapido e meno costoso di un’automobile a testa”.

Uno sviluppo edilizio sbilanciato. “Un’ultima considerazione sui suoi ragionamenti molto interessanti, circa i quartieri a nord di Perugia e un certo sbilanciamento del suo sviluppo. Il grosso dello sviluppo urbanistico perugino è avvenuto verso sud, per evidenti ragioni naturali: terreni ben meno acclivi del lato nord, a partire dal Bulagaio… Anche se si fosse costruita la nuova strada con le due gallerie che diciamo adesso, prevista già nel prg del 1956 (allora chiamata Gronda Nord), lo sviluppo edilizio non sarebbe stato molto difforme da quanto comunque avvenuto. Infatti è da notare che Ponte Rio, San Marino, San Matteo, Montelaguardia, Conservoni, Montebagnolo e pure San Marco e Ponte d’Oddi, sono stati investiti da moltissime costruzioni: quartieri interi, non solo di villette e case, ma condomini a iosa perfino sui crinali, mix edilizio dalle fogge e dagli accostamenti più bizzarri e disparati. Il tutto rigorosamente basato sulla stessa viabilità di cento anni fa, appena asfaltata”.

Sacrificato anche il paesaggio. “Dobbiamo costatare che tutte queste belle e ripide colline a nord di Perugia hanno ricevuto una specie di bombardamento edilizio, ove la vittima sacrificale è stata - ed è - drammaticamente il Paesaggio. Un Paesaggio ormai offeso da forme, colori, materiali, giaciture, tipologie, che, se invece ben governate urbanisticamente ed esteticamente, avrebbero potuto non offendere alcunché, pur a parità di volumi costruiti. Mancarono il progetto, la sensibilità e la cultura”.

Stradette… e marciapiedi carenti. “Le stradette appena asfaltate di questi quartieri, e località ormai fortemente urbanizzate, avrebbero dovuto essere sviluppate, ampliate, migliorate, adeguate, nello stesso momento in cui si decidevano le estese urbanizzazioni. Ma, non avendolo fatto, il grave vulnus urbanistico rimane, anche se si fosse fatta o si facesse la Gronda Nord. Quartieri dove manca perfino continuità dei marciapiedi!”.

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