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La famiglia Tocchi contatta l’Inviato Cittadino ed esprime l’intenzione di rivendicare la tomba Van Marle. Una nostra battaglia a lieto fine

La famiglia Tocchi contatta l’Inviato Cittadino ed esprime l’intenzione di rivendicare la tomba Van Marle. Una nostra battaglia andata a buon fine.

I discendenti dei Van Marle aventi titolo alla proprietà sono, inequivocabilmente, Adriano e Maurizio Tocchi, figli di Ìlona (con l’accento sulla I) Van Marle e di Gianluca Tocchi.

Maurizio Tocchi vive in Brasile, Adriano nella capitale.

La figlia di Adriano è Stefania, avvocatessa del Foro di Roma, nipote di Gianluca Tocchi e bisnipote dei coniugi Van Marle.

Stefania ci ha raggiunto tramite i buoni uffici del musicista perugino Stefano Ragni, autore di una biografia del musicista Gianluca Tocchi, scomparso nel 1992 (era nato nel 1901).

Una donazione sub condicione. Con cortese fermezza, l’avvocatessa Stefania ci fa notare una doppia incongruenza. Ossia che la donazione di villa Van Marle era stata subordinata all’impegno di curatela della tomba di Charlotte Murdoch Birnie Van Marle. Tutto questo risulta inequivocabilmente dall’atto di donazione.

Concessione cimiteriale che non scade. La seconda incongruenza, da noi stessi rilevata nel servizio, risiede nel fatto che fino al 1957 le concessioni cimiteriali erano in perpetuum, non a scadenza. Sarebbe dunque un abuso quello di chiedere di rinnovare la concessione. Una vera, plateale illegalità.

Ricerche infruttuose o… non eseguite? Quanto, poi, all’affermazione del fatto che il Comune di Perugia abbia effettuato ricerche in ordine al reperimento dei discendenti della famiglia Van Marle, l’avvocatessa esprime più di un dubbio.

“Il nome della nostra famiglia – precisa Stefania Tocchi – è presente in mille ricorrenze”.

“Considera – aggiunge – che l’attuale casa di Brunello Cucinelli apparteneva alla nostra famiglia. Così come il complesso storico-architettonico di Monte Frondoso”, tanto per citare due proprietà di rango.

Peraltro, villa Van Marle è stata soggetta ad un turbillon di cessioni, anche attraverso enti ecclesiastici. Che però, interrogati in merito, si sono sfilati. “Abbiamo provato, diversi anni fa, a scrivere al vescovo e a vari soggetti. La risposta è stato un mutismo ‘di tomba’, assoluto e generalizzato”.

Anche il Comune non risponde. “Ho anche provato a contattare i servizi cimiteriali del Comune di Perugia – aggiunge Stefania – ma nessuno ha riposto”.

A questo punto, che fare? L’Inviato Cittadino ha personalmente riferito e aveva scritto (STORIE PERUGINE La tomba della contessa Van Marle verrà acquisita dal Comune) che il Comune di Perugia (se nessuno si fosse fatto avanti) sarebbe rientrato nella proprietà della tomba, l’avrebbe restaurata, affidandone la curatela all’Associazione San Marco.

Ma non basta. Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio. Dice Stefania Tocchi: “A fronte di quale garanzia? Quale atto formale e assunzione d’impegno irreversibile?”.

“Mettiamo che i futuri amministratori decidano diversamente. Ossia intendano, fra qualche tempo, rivendere la tomba. Chi mi garantisce che non possano farlo?”. Dubbi più che legittimi.

Quei bravi ragazzi dell’Associazione. Unico apprezzamento nei confronti dell’Associazione socio-culturale San Marco. “Mi hanno chiamato – racconta Stefania – assumendo impegni, ringraziando, spiegando le qualificate attività culturali e le iniziative umanitarie legate a quel lascito. Mi hanno riempito il cuore di tenerezza”.

Gli eredi rivendicheranno la proprietà. A questo punto, la conclusione è una sola. Stefania Tocchi, a nome e per conto della famiglia e degli aventi diritto, intende rivendicare la titolarità di quel sacello.

Per onorare il nome e la memoria della bisnonna. Una vera grande donna. Una signora venuta al mondo con un animo nobile. Ha aiutato famiglie povere, bambini bisognosi, ragazze “derelitte e perdute”. Un personaggio che Perugia dovrebbe portare come un fiore all’occhiello. Con orgoglio e con onore. Senza perdersi in quisquilie di codicilli e regolamenti. Peraltro privi di qualsiasi base giuridica. E, spiace dirlo, poveri di umanità.

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