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INVIATO CITTADINO "A questi prezzi non possiamo operare, subiamo un danno di immagine"

“No, grazie. A quel prezzo il test non lo posso fare perché ci rimetto. Lo faccia da sé”, dicono i laboratori privati alla Regione

“No, grazie. A quel prezzo il test non lo posso fare perché ci rimetto. Lo faccia da sé”, dicono i laboratori privati alla Regione.

“Siamo disponibili a dare una mano per contrastare la pandemia, anche per senso di responsabilità. Ma dobbiamo pur fare bilanci in attivo, sennò chiudiamo. Fare business, anche risicati, a questi prezzi è assolutamente impossibile”.

Questa l’opinione prevalente fra quanti hanno fatto, o si apprestano a fare, domanda per l’inserimento nell’elenco regionale dei laboratori che effettuano il test antigene per Sars-cov-2.

Dicono: “Siamo disposti a seguire la trafila necessaria, ma ci chiediamo cosa significhi la dicitura ‘tariffa consigliata’”. Già perché il discrimine è questo. È un ‘consiglio’ o un’imposizione?

A parere di molti, la risposta giusta a questa tariffa è un deciso “non ci sto”.

Ma vediamo, e riportiamo fedelmente, il testo ufficiale, alla voce ‘tariffa consigliata’: “Il costo del test antigene su tampone oro/rino-faringeo, eseguito presso le strutture/laboratori/studi medici/punti prelievo privati, inseriti nell’Elenco regionale di cui alla DGR 915/2020, è a totale carico del cittadino, con tariffa di importo consigliato pari a Euro ventotto/00”.

“È vero che occorre andare incontro al cittadino, che deve pagarsi il test col suo portafogli, ma a questi livelli non ci sono spazi economici per noi che eroghiamo il servizio”, dice un titolare.

Spiega che il test nel suo complesso costa una ventina d’euro, senza contare vestizioni, guanti, mascherine, e tutto l’occorrente monouso. “In aggiunta – dice – c’è il costo del personale medico infermieristico”.

“Occorre anche un amministrativo espressamente dedicato a questo settore, dato che le risposte vanno fornite ‘ad horas’, in tempi estremamente rapidi”.

Insomma: a questi prezzi non si lavora. “Subiamo anche un danno d’immagine perché il cliente viene nella consapevolezza che il prezzo ‘consigliato’ è quello di 28 euro e sentirsi chiedere di più lo indispettirebbe”. Che fare, dunque? “A questi prezzi non possiamo operare. Sic stantibus rebus, la Regione i test se li faccia da sola”.

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