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INVIATO CITTADINO Sentirsi prigionieri dentro i parcheggi Sipa

Accade sempre più spesso che utenti, bloccati all’interno, chiamino inferociti l’assistenza per protestare e chiedere aiuto

La risposta spesso suona: “Segnalatelo alla direzione”. Ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere.

Accade frequentemente che si formi una fila di veicoli che intasano l’uscita.

Lo abbiamo visto in momenti topici, come al termine degli spettacoli teatrali al Morlacchi, quando le vetture in fila sono tante.

Stesso inconveniente viene lamentato da quanti si avvalgono del telepass che funziona… quando funziona.

Gli operatori che rispondono al citofono  pongono, a volte, richieste stravaganti.

Dato che il lettore qr non convalida correttamente il cedolino con l’attestazione dell’avvenuto pagamento, ci si sente rivolgere quesiti incredibili. Tipo: “Ha pagato con carta o con moneta? Con che moneta ha pagato? Quanto ha avuto di resto?”.

Ho sentito la risposta, seccata ma divertente, di un utente scocciato: “Vuole anche le analisi del sangue o il test Hiv?”.

Battute, s’intende. Ma la situazione si protrae da anni e pare non ci sia la capacità, o la voglia, di porre rimedio.

Certo che la vendita delle quote da parte del Comune di Perugia si è rivelata un colossale errore. Non solo per la rinuncia a un cespite d’entrata certo e costante: i parcheggi sono un vero bancomat. Ma anche per avere voce in capitolo e autorità su scelte legate alla qualità del servizio.

Se avessimo avuto come interlocutore il Comune, avremmo potuto confrontarci con persone note e presenti. Non con voci sconosciute provenienti dalla Spagna.

PS. L’inconveniente non si verifica al parcheggio di Umbra Acque di Sant’Anna. Ci si chiede come mai. Mentre accade frequentemente all'uscita dal terrazzo del parcheggio Sant'Antonio. 

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