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INVIATO CITTADINO Scarso successo di pubblico per la splendida mostra della biblioteca personale di Sandro Penna

Sono stati in esposizione parecchi libri con dediche di poeti e intellettuali, copie con appunti e annotazioni di vario genere di mano di Penna

Scarso successo di pubblico per la splendida mostra (appena chiusa all’Augusta) della biblioteca personale di Sandro Penna, il più grande poeta perugino di sempre.

Sono stati in esposizione parecchi libri con dediche di poeti e intellettuali, copie con appunti e annotazioni di vario genere di mano di Penna. Alcuni volumi erano appena iniziati e poi abbandonati, come documentano le pagine non tagliate.

Un utilissimo strumento per gli studiosi, ma anche una splendida occasione per quanti amano l’azzurro poeta dei fanciulli. Un modo per entrare nella “bottega” del poeta, cogliendone gusti e ispirazione. La mostra documentava, anche fotograficamente, i rapporti di Penna con Saba, Ungaretti, Pasolini, la Morante, oltre alle tribolate vicende editoriali.

Un po’ di storia. Alla morte di Penna (nel 1977), la casa del poeta (di proprietà del Comune di Roma) venne frettolosamente sgomberata. Se ne curarono l’amico poeta Elio Pecora e il nipote di Penna, Paolo Coppotelli. Pecora afferma – e ha scritto – di aver elencato e consegnato alle Biblioteche di Roma “qualche migliaio di volumi”. Ma i conti non tornano.

Il nipote Paolo trattenne alcuni volumi e successivamente fece la donazione al Comune di Roma, che l’accettò, con delibera 26 aprile 1979 (numero 1228). I libri vennero depositati presso la Biblioteca dell’Orologio. Quando la struttura chiuse per restauro (nel giugno del 2000) i libri di Penna vennero spostati nei depositi, poi tornarono all’Orologio e infine alla Biblioteca Guglielmo Marconi, dove attualmente si trovano.

Quei numeri che non tornano. Ma dei (soli) 1065 volumi della prima catalogazione se ne vedono 573, mancando dunque 492 volumi. Toccherebbe sapere che fine abbiano fatto. Per non parlare dell’enorme discrepanza fra i numeri dichiarati da Elio Pecora e quelli dell’inventario. C’è da pensare che qualcuno ne abbia approfittato, per prendere qualche prima edizione di valore.

La ricerca. Sono dunque in atto ricerche, nelle Biblioteche di Roma, per reperire l’elenco completo della donazione. Ma se ne verrà mai a capo? Fa tristemente riflettere il fatto che un uomo solo, malato, povero, sia stato derubato delle sue cose anche dopo morto.

Ma che libri sono? Dal censimento risulta che si tratta principalmente di libri di letteratura e monografie di pittori. Com’è noto, Penna era un esperto di pittura, curò mostre e cataloghi. Per vivere, praticò anche un piccolo commercio di opere, spesso a lui donate da pittori amici.

Fra i libri, molti sono in francese (Camus, Gide, Baudelaire…) e figurano diversi autori inglesi in traduzione. La mostra contiene anche le carte preparatorie dei suoi volumi di poesia “Croce e delizia” e “Il viaggiatore insonne”.

La mostra all’Augusta era certamente da vedere. Ma invero – malgrado la qualità dell’esposizione e la gentilezza degli addetti – è stata visitata quasi esclusivamente da alcune scuole. Enorme tristezza per tutti noi persuasi “penniani”… e siamo tanti. Ma come mai Perugia non si è mossa? Qualcosa, evidentemente, non deve aver funzionato.

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