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Mercoledì, 26 Gennaio 2022
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INVIATO CITTADINO Ricordando Franco Bicini nel centenario della nascita. Perugia lo farà in molti modi...

Mostra d’arte, talk show, spettacolo teatrale, un libro di Walter Pilini (con prefazione dell’Inviato Cittadino) sull’uso della lingua perugina del grande borgarolo, ricostruzioni storico antropologiche della temperie socio-culturale del Borgo d’Oro (con lo storico Franco Mezzanotte e il collezionista Adriano Piazzoli)

Ricordando Franco Bicini nel centenario della nascita. Perugia lo farà in molti modi. Mostra d’arte, talk show, spettacolo teatrale, un libro di Walter Pilini (con prefazione dell’Inviato Cittadino) sull’uso della lingua perugina del grande borgarolo, ricostruzioni storico antropologiche della temperie socio-culturale del Borgo d’Oro (con lo storico Franco Mezzanotte e il collezionista Adriano Piazzoli).

Da una visita allo studio del pittore Stefano Chiacchella propongo l’anticipazione di un’opera di estremo interesse. Un lavoro importante e dalle generose dimensioni di un metro per un metro.

Come di consueto, Chiacchella è un autore che rivela profondità di riflessione, competenze tecniche di rango, interpretazione personale, chiavi di lettura originali. Anche in questo caso, il pittore castiglionese-perugino incrocia ritratto e lettura di una figura tanto cara a tutti noi come è stata, ed è, quella di Franco.

In ragione delle sue commedie, del suo ruolo di autore di “Qua e là per l’Umbria”, della caratura registica e attoriale che lo contraddistinguevano.

Chiacchella ne propone dunque (vedi l’opera in cavalletto) un’immagine realistica che si staglia sulla via del Cortone, dove ha oggi sede il teatro intestato al personaggio, conservandone il nome e la memoria. Sul sipario la maschera comica e tragica, stigmi del Nostro.

E c’è anche tanta poesia, ambientazione, complicità. E soprattutto lo sguardo autoironico, e dal fondo pensoso, che abbiamo conosciuto al caro Franco. Un autore comico, animato da una profonda e inestinguibile tensione. Tutt’altro che un superficiale. Un autore romano (Marziale) scrisse “hominem pagina nostra sapit, lasciva est nobis pagina, proba vita”. Perché si può essere apparentemente ridanciani, ma profondi. E tocca saper ridere del mondo, come di se stessi. Occorre, soprattutto, avere il ‘sapore di uomo’. Ossia ritrarre la vita in tutti i suoi aspetti, senza alcuna finzione retorica. Senza moralismi… più o meno falsi. E questo Chiacchella – a proposito di Franco – ha saputo cogliere in sommo grado.

Una notazione al caro Stefano sul titolo. Il pittore, memore dell’invenzione di Bicini del “Cabaret alla perugina”, titola il pezzo “Cabaret?”. Non sarebbe stato male chiamarlo “CabaRE!”. Col punto esclamativo. Di questo speciale varietà fu infatti Re. Perché Franco Bicini, insieme a Mariella Chiarini, ha inventato di sana pianta questo genere “alla perugina”. Come sapeva fare. Con (in)cosciente spavalderia.

Ecco: ci piacerebbe che quel ritratto campeggiasse nel teatro a lui dedicato. Sarebbe un modo tangibile e perenne di dimostrare che Perugia (insomma chiunque di noi) non l’ha colpevolmente dimenticato.

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