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INVIATO CITTADINO Raffaello ha sbagliato anche nella peruginissima Pala Baglioni

Quando Palumbo, avvocato e pittore, fa le bucce al grande urbinate

Avere il coraggio di attaccare un mito. Questa la mission (rispettosa, ma anche impietosa) che si è assunto Umberto Palumbo il quale, oltre ad essere apprezzato come giurista di fama, è dotato di una speciale attitudine: quella di essere (ri)conosciuto come raffinato copista.

Ed è proprio partendo dalla ricognizione scrupolosa dell’opera da copiare che mette sotto la lente ogni suo aspetto. Scovando, non di rado, anche colossali errori pittorico-anatomici. Perfino in pittori la cui opera fa tremare le vene e i polsi, come Raffaello.

Questo è accaduto anche a proposito della celebre Pala Baglioni, commissionata dalla madre Atalanta per ricordare il figlio Grifonetto, ucciso in una lotta familiare, lungo le scalette di S. Ercolano.

Il dipinto fu destinato alla chiesa di S. Francesco al Prato. Fin tanto che il voracissimo cardinale Borghese lo fece trafugare e portare a Roma, dove si trova tuttora alla Galleria omonima.

La scena rappresenta la deposizione di Cristo e il trasporto nella grotta-sepolcro.

Tradizione vuole che nel volto della Vergine si riconosca quello di Atalanta, mentre le sembianze di Grifonetto sarebbero quelle del personaggio  che regge le gambe del Cristo.

Palumbo – prove e disegni preparatori alla mano – descrive la scena. Dietro il corpo di Gesù ci sono tre santi (aureole dixerunt) e due donne con al centro un uomo.

Sarebbe proprio questo personaggio maschile ad avere la gamba sinistra sproporzionata rispetto all’intera figura. Insomma: Raffaello, comunque grandissimo, ha commesso un errore di sproporzione. Evidentissimo.

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