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INVIATO CITTADINO Quei banchi monoposto fanno male ai bambini

La protesta, fondatamente angosciata, di un genitore che si preoccupa del benessere di suo figlio

Quei banchi monoposto fanno male ai bambini. Sono fatti da gente che ignora il concetto di ergonomia. Ma anche l’auxologia, ossia la disciplina che studia i fenomeni, i fattori, le leggi e le misure dell’accrescimento.

Giunge all’Inviato Cittadino la protesta, fondatamente angosciata, di un genitore che si preoccupa del benessere di suo figlio. Tanto per essere chiari, non abbiamo difficoltà a precisare che i fatti di seguito riferiti accadono all’Istituto Valentini Montessori di Elce. Come in una miriade di altre scuole italiane.

Il genitore racconta allusivamente, riferendo le circostanze proposte come accadute nel Paese di Cialtronia.

“In quella landa sperduta – scrive, intingendo il pennino nel curaro – pare che il MIUR abbia mandato alle scuole elementari i famosi banchi monoposto. A lungo attesi, ma del tutto inadeguati”

Quale il punto debole?

“Almeno due le criticità. I banchi sono 10 centimetri più bassi dei precedenti. Inoltre hanno un cesto metallico portaoggetti sotto il piano”.

Con quali conseguenze?

“I piccoli abitanti di Cialtronia (in specie quelli un pochino più alti della media), già dalla quarta elementare non riescono a starci seduti sotto, se non praticamente incastrati. Ossia assumendo posizioni da scoliosi garantita. Si consideri che a scuola non si debbono formare contorsionisti da circo, ma cittadini maturi, consapevoli e, soprattutto, sani”.

Come rimediare?

“Nel Paese con fiera inventiva italico-cialtronica, si tenta di uscire dal ‘cul de sac’ escogitando creativi rimedi. Le maestre – lodevolmente – pare stiano valutando/adottando ben tre mirabolanti soluzioni”

Quali?

“La prima è quella di svitare i temibili cestini metallici, auspicando che i libri comincino a librarsi nell'aere, dato che la ridotta superficie dei nuovissimi tavoli da lavoro non è sufficiente ad allocare, nel contempo, manine di bimbo e materiale scolastico”.

Oppure?

“La seconda toppa consiste nell’effettuare turnazioni utilizzando alcuni altissimi banchi, residuati bellici di un glorioso passato prossimo. I ragazzini con le gambe lunghe potranno così sedersi senza piaghe o scoliosi… a giorni alterni”.

La terza estemporanea soluzione?

“Non ancora adottata, ma sarebbe il caso di rivolgersi a esperti artigiani locali, che predispongano adeguati zoccoletti ai banchi per alzarne lo spazio per le spilunghe gambette”

Viene in mente il conte Tacchia che risolveva ogni cosa mettendo una zeppa per alzare e stabilizzare. Fa ridere? Mica tanto, considerando che stiamo parlando della salute dei nostri figli, un target prezioso su cui investire per il futuro della società e delle rispettive famiglie.

Uno degli slogan più significativi di… qualche ministro fa recitava motivatamente che il fine, e il mezzo, di un’efficace formazione fosse riconducibile al sano principio dello “star bene a scuola”. Banale evocare il brocardo latino “mens sana in corpore sano”. Sono passati secoli, ma quel detto non ha perso validità. Però qualcuno, evidentemente, deve essersene dimenticato. O forse non l’ha mai conosciuto.

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