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INVIATO CITTADINO Primo Maggio, è d’obbligo ‘piantare’

Spieghiamo cosa e perché. Detti e metafore in perugino

Il 1° maggio, Festa del lavoro… ma è d’obbligo ‘piantare’. Spieghiamo cosa e perché. Detti e metafore in perugino.

Piantare il maggio e i suoi doppisensi. Il comportamento prevedeva la necessità di interrare un ramoscello fiorito davanti alla casa dell’innamorata. Ma il senso certamente più malizioso e allusivo è quello di fare discorsi e atti d’amore. O, addirittura, unirsi sessualmente. Ovviamente, il primo maggio si celebrava anche un rito di fecondità legato al risveglio della natura, alla sessualità anche animale, oltre che al ricordo di antichi culti degli alberi.

Alberi e… altro. Quella di “piantare il maggio” era una tradizione antica e diffusa in tutta Europa: era usuale – la notte fra l’ultimo giorno di aprile e il primo di maggio – piantare rami, appoggiare mazzi di fiori, posizionare giovani alberi nelle piazze dei villaggi o davanti alle case, e in particolare davanti alla porta o alla finestra della fanciulla che si voleva corteggiare.

Il mese Mariano. Nel corso del Seicento, la Chiesa si adoperò per trasformare in senso religioso il significato di certi riti: così l’omaggio a una fanciulla terrena, si trasforma in quello alla Vergine Maria, creando le festività mariane del mese di maggio.

Amarsi sempre, sposarsi… MAI. Un detto perugino ricorda: “Ce se sposa de maggio perché è l mese di somari”. Il riferimento è tanto all’accoppiamento degli asini quanto all’“asinità” dell’uomo che decide di sposarsi. Insomma: una cattiva stampa all’istituzione matrimoniale.

Cercare le rogne. “Piantà maggio” vale dunque “accoppiarsi”. Come “cercà maggio” (equivalente dell’attuale “cercà ruqla”) sta per “cercare avventure amorose”. Si sente anche “andà a sitone”, come se si trattasse di un cane da caccia attirato dall’odore della selvaggina.

Per invitare qualcuno a sbrigarsi, si dice “dàje, cocco, che anche de maggio se fa notte!”.

In maggio, omaggio alla ginestra… non quella di Leopardi. Si definisce “maggio” anche il fiore giallo della ginestra, utilizzato per l’infiorata del Corpus Domini.

Detto meteorologico. “Marzo, ogni villan va scalzo. Aprile, non ti scoprire. Maggio, vacce adagio”. Per dire di non fidarsi delle giornate di sole, perché le temperature possono sempre abbassarsi.

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