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INVIATO CITTADINO Porta Pesa, un luogo della memoria di Raffaele Rossi

La Piazzetta del Cedro cambia nome. La Commissione Toponomastica ha raccolto una proposta di intestazione, da me caldeggiata dal giugno 2017

La piazzetta adiacente alla scuola Ciabatti, intitolata a Raffaele Rossi

Non più la generica Piazzetta del Cedro, ma luogo della memoria di Raffaele Rossi. In adiacenza alla scuola primaria Ciabatti, di fronte alla storica Pesa, sta il colossale cedro del Libano. Ha scandito l’entrata e l’uscita di bambini e insegnanti fin da quando si chiamava Littorio, in omaggio al periodo fascista, durante il quale vide la luce, efficace esempio di architettura razionalista. Ma sotto quell’albero, in quella piazzetta, sono passate anche le chiacchiere dei vecchi e i giochi di bambini e adolescenti, negli anni della guerra e successivi.

Il nome generico (non ufficiale, ma popolare) faceva appello alla presenza di quel monumentale albero urbano, ma niente più.

La Commissione Toponomastica ha raccolto una proposta di intestazione, da me caldeggiata dal giugno 2017 [Parte da associazioni perugine la proposta di intitolare una via o una piazza a Raffaele Rossi (perugiatoday.it)]

In subordine, l’Inviato Cittadino, su richiesta di alcuni borgaroli [nel 2019 Porta Pesa, intestiamo la piazzetta senza nome al mitico Argentino Pagliacci (perugiatoday.it)], ne aveva ipotizzata l’intestazione al mitico Argentino Pagliacci, titolare della trattoria popolare dove patrioti e antifascisti si ritrovavano per “complottare” contro un regime liberticida.

Ricordiamo la vicenda di uno di essi: Mario Santucci.

Un antifascista, accusato  di aver scritto (con altri 30 giovani, nel 1941) sui muri alla Pesa  “Abbasso il duce” e “No alla guerra fascista”. L’accusa formale fu quella di aver brindato, presso la trattoria “Da Argentino” (Pagliacci), alla morte del figlio di Mussolini, Bruno, perito in un incidente aereo. Fu portato (con gli amici Porticelli e Pilini) alla sede dell’Ovra, in via Floramonti, 4, dove una lapide ricorda ancora l’episodio. Sottoposto a tortura e non resistendo ai tormenti inflitti, Santucci si buttò dalla finestra, rovinando pesantemente sul selciato. Soccorso dalla Croce Rossa di via Oberdan e portato all’ospedale di Monteluce, si salvò. Ma sarebbe morto, per i postumi di quegli eventi, il giorno di Natale di quattro anni dopo. Si dice che, oltre alle fratture, avesse riportato lo spappolamento del fegato, danni ai polmoni e ad altri organi interni. Alla Pesa lo ricordano come un patriota e un uomo di valore.

E mi concedo un aneddoto che unisce Raffaele Rossi, la trattoria popolare “Da Argentino”, gli antifascisti e la gente della Pesa. Quando Lello si laureò, fece una piccola festa, appunto, da Argentino. Un amico della Pesa, di mestiere postino, si rallegrò con lui chiamandolo “collega”. Aveva infatti sentito che Raffaele si era laureato in “lettere”.

Ma torniamo seri. Ottima decisione, dunque, quella della Toponomastica. E spieghiamo perché. Raffaele Rossi, oltre che politico generoso, amante della città, coltissimo educatore, di origini decisamente popolari (ne ho conosciuto la mamma, Maria, e il babbo, Romeo, per aver abitato nello stesso palazzo) è stato anche maestro elementare. Ruolo svolto con dedizione e sacrificio in luoghi che poteva raggiungere solo a piedi, attraversando i boschi, con la pistola in mano per paura dei lupi. Cose da scriverci un romanzo. Più prosaico del suo poetico “Volevamo scalare il cielo”, il suo libro più bello.

Dunque, un’intitolazione coerente col personaggio e coi luoghi che ebbe a frequentare. I bambini si chiederanno chi sia stato Raffaele Rossi (1923-2010) e ci saranno – si spera – insegnanti disposti a raccontarlo.

Oggi, l’intestazione a Raffaele Rossi (per noi semplicemente “Lello”) rende omaggio a quegli uomini e ai loro valori. Lode, dunque, alla decisione della Commissione Toponomastica, che ha agito senza riguardo agli schieramenti e alle appartenenze. Fornendo omaggio a un concreto esempio di virtù civiche e morali. Bravi! Brava alla presidente Edi Cicchi, al vice Paolo Befani, a tutti i componenti.

Perché i partiti cambiano, muoiono e si rigenerano. Ma la memoria e l’esempio delle persone di valore resta. A perenne memoria.

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