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INVIATO CITTADINO Halloween, abbondano le golosità

Non ci sono più le zucche di una volta. Oggi sono di plastica e bell’e pronte. Ma non c’è gusto

Non ci sono più le zucche di una volta. Oggi sono di plastica e bell’e pronte. Ma non c’è gusto. Un tempo i ragazzi, specie in campagna, davano fisionomia umana a una zucca intagliandola con un coltellino, ci mettevano la candela dentro e s’illudevano di “spaventare” i grandi. I quali, naturalmente, stavano al gioco. Ci si divertiva con poco.

Oggi, a comprare una zucca al supermercato, c’è di che dare fondo al borsellino. Meglio, tutto sommato, quella pronta, di plastica.

La festa era collegata a una narrazione di streghe, diavoli e morti… risuscitati. C’era, ad esempio, chi metteva alla porta una scopa di saggina: lo scopo era quello di fare in modo che la strega, o il morto provvisoriamente risorto, contando i singoli rametti perdesse tempo, fino ad arrivare all’alba. Col sopraggiungere della luce, il nemico avrebbe dovuto ripararsi, salvando la casa dall’invasione degli “spiriti”.

In origine, si trattava di un’eziologia cimiteriale, palesemente legata all’intenzione di rimuovere la paura delle morte o, addirittura, volta a stabilire un rapporto coi nostri defunti.

“Te vengo a tirà i piedi”, diceva il nonno al nipotino disobbediente. Era questo il mio caso. Ma il nonno, sebbene atteso, non si è mai presentato.

Dietro il rito della tradizione, si celebrava la morte dell’estate e l’inizio del buio e freddo inverno. Auspicando, nel contempo, la futura resurrezione primaverile di natura, uomini e bestie, con riferimento religioso alla salvazione dell’anima e alla storica continuità delle generazioni.

Qualcuno era convinto – tra essi gli antichi Romani – che questo rituale fosse un modo per tenersi buoni i defunti. Ai quali, essendo anche i nostri cari, si chiedeva protezione e se ne collocavano le statuine sopra il focolare, come poi si sarebbe fatto con le foto di famiglia disposte “sul canterano”, ossia sul comò della camera da letto. Oggi, caso mai, le si mette nell’hard disk.

Quella candela dentro la zucca allude, naturalmente, alla luce della speranza. Per i credenti, alla luce salvifica.

Eppure, la ricorrenza non evoca solo morte e terrore, ma leva anche un inno alla vita. Lo prova lo scialo di dolciumi, che un tempo erano gli “ossicini dolci”, poi le fave dei morti, quindi “i diti della strega” che fanno capolino nelle vetrine delle pasticcerie.

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