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INVIATO CITTADINO - Ferve la polemica intorno al gazebo del Brufani in Piazza Italia

Dopo la recente decisione del Comune di ammettere una piccola espansione del suolo occupato senza costi aggiuntivi, la Direzione del Brufani ha piazzato su questi due metri aggiuntivi (di proprietà pubblica) qualche divanetto e tavolino

Ferve la polemica intorno al gazebo del Brufani su fronti contrapposti di chi lo apprezza e chi lo disprezza. “I lavori sono tutti in regola”, assicurano gli interessati. “Quanto a chi invoca l’intervento della Soprintendenza, liberissimo di farlo, ma le autorizzazioni ci sono tutte”, dicono gli interessati. E ci mancherebbe!

Quella moquette aggiunta di recente rinfocola la polemica fra i detrattori (i più) e i (pochi) sostenitori che valutano gli effetti economici legati all’ampliamento dell’attività. Fermo restando che l’estetica è categoria dello spirito e del gusto, non misurabile con parametri oggettivi. Si diceva il “pratino”. Che è un annesso di recente invenzione. Anche se di pratino non si tratta, ma di una moquette verde, per evitare di posizionare tavoli, sedie e divanetti sull’asfalto.

Bella o brutta che sia, questa è l’origine dell’aggiunta. Il gazebo è posizionato su una pertinenza dell’hotel, ossia su suolo proprio. Dopo la recente decisione del Comune di ammettere una piccola espansione del suolo occupato senza costi aggiuntivi, la Direzione del Brufani ha piazzato su questi due metri aggiuntivi (di proprietà pubblica) qualche divanetto e tavolino. Era ammesso e dunque lo hanno fatto.

La superficie vetrata. A delimitare la parte coperta, sono state aggiunte delle porte mobili in metallo e cristallo. Sul lato giardinetti, i cristalli sono fumé. La funzione dei cristalli è duplice. Da un lato, evitare che il vento trascini all’interno polvere e detriti sui tavoli di chi consuma cibo e bevande.

La seconda ragione è legata all’invasività dei piccioni. “I volatili non ci mettono niente – e lo facevano abitualmente – a entrare, depositare deiezioni o addirittura posarsi sui tavoli imbanditi”, dice un addetto. Garantire riservatezza e comfort. Al fine di migliorare il servizio, è stata prevista un’illuminazione  gradevole. In sottofondo viene trasmessa musica dalla filodiffusione.

Connotazione classista? C’è chi nei social commenta rilevando come quel luogo esclusivo sia riservato a pochi eletti, autoselezionati sulla base del censo. Sarebbe come prendersela con chi ha la Ferrari perché non tutti se la possono permettere.

“È peraltro falso che i prezzi siano stratosferici”, garantisce l’ingegnere-giallista Santi Parlagreco. Che  precisa: “Assicuro che le tariffe  sono in linea con quelle praticate nell’acropoli”.

Dunque, come concludere… scespirianamente? Tanto rumore per nulla. O quasi. Andate a vedere di persona, come ha fatto chi scrive. Da Inviato Cittadino mi limito ad osservare che non è questo obbrobrio che si dice. Pare eccessivo parlare di “profanazione/sacrilegio”, calcando la mano sulle iniziative di chi cerca di sopravvivere in questo momento non facile. Poi… de gustibus…

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