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INVIATO CITTADINO Gino Goti ricorda l'amico Mario Cenci e propone ai nostri lettori la figura di Fausto Cincini, il ragazzo di Mugnano che disse di no a Mina

La recente intitolazione di una strada urbana a Mario Cenci, chitarrista di Peppino di Capri e autore di canzoni di grande successo, offre il destro per intervistare il regista e autore Gino Goti

La recente intitolazione di una strada urbana a Mario Cenci, chitarrista di Peppino di Capri e autore di canzoni di grande successo, offre il destro per intervistare il regista e autore Gino Goti, che si trovò a collaborare col musicista, nato nel popolare quartiere perugino della Conca.

Cosa ricordi del nostro Mario?

“Mi tornano alla mente le numerose collaborazioni di Mario in programmi radiofonici e televisivi della sede RAI regionale di alcuni anni fa”.

Puoi farci qualche esempio?

“Per la radio, abbiamo realizzato programmi musicali, coinvolgendo grandi personaggi della musica e del canto umbri. Per la televisione, un programma dedicato a Fausto Cincini”

Chi era costui? Ce ne vuoi parlare?

“Era uno sfortunato ragazzo di Mugnano, colpito dalla polio pochi giorni prima della diffusione del vaccino Sabin. Fausto, da sempre amante della musica, dello sport, della vita, non si diede per vinto, soprattutto perché riuscì – con casuale movimento della bocca – ad alimentare di aria i suoi polmoni, riuscendo di giorno ad evitare il polmone d’acciaio cui era stata invece costretta, 24 ore su 24, la Bensi a Genova”.

Ma come faceva a scrivere e a relazionarsi?

“Non avendo più la funzionalità delle mani, utilizzava una penna che stringeva fra i denti. Fausto scriveva, anzi letteralmente “stampava”, le note delle sue canzoni sullo spartito in maniera perfetta. Anche i testi erano suoi ed erano nel repertorio di gruppi umbri e nazionali”.

Qualche aneddoto particolare?

“Addirittura Mina notò una canzone che avrebbe voluto inserire nel proprio repertorio cambiando alcune parole. Fausto fu però irremovibile e dichiarò che non avrebbe modificato nemmeno una sillaba”.

Ma non gli prospettaste la possibilità di fama, successo, guadagni?

“Ci provammo, ma nemmeno il mio intervento, sollecitato dagli stessi genitori, valse a fargli cambiare idea”.

E quale fu il rapporto di Fausto col nostro Mario?

Fausto era una ragazzo orgoglioso: mi raccontava che aveva inviato a Mario Cenci le sue canzoni per avere un giudizio da un professionista. Mario, per parte sua, mi confermò il valore dei testi e delle musiche, ma si lamentava di non riuscire a mettersi in contatto con l’autore”.

Da cosa derivava la difficoltà?

“Fausto si faceva negare perché non voleva rivelare la sua condizione. Diceva: “Se vede o se sa che sto su una carrozzina, vengo subito considerato bravo. Io voglio essere bravo, e lo sono, senza che si tenga conto della mia infermità”.

E come andò a finire?

“Alla fine ci fu l’incontro e l’“incoronazione!” di Mario nei confronti del giovane musicista. Da qui la segnalazione che Cenci mi fece per realizzare uno dei programmi della terza rete che andavano in onda due volte alla settimana in regionale. E fu un successo”.

Questo ragazzo di Mugnano, oltre a quello musicale, aveva anche altri talenti?

“Fausto non era solo autore di musiche e parole, fu direttore della banda di Mugnano, allenatore della squadra giovanile del paese che dirigeva da dietro la porta, suggerendo ai suoi ragazzi “glie devi fa sentì l fiato sul collo”.

Aveva un temperamento forte, vero?

“Fausto, sebbene colpito dalla malattia, non si adagiò sulla compassione degli altri: si mise a leggere e a studiare di più, per sapere più degli altri, per intrattenere chi andava a trovarlo.

Tu lo hai incontrato più volte, vero? Di cosa parlavate?

“Vedi, Gino – mi diceva – se quando i miei compagni vengono a trovarmi io comincio a lamentarmi, a parlare del mio male, delle mie sofferenze e delle mie privazioni, ce vengono na volta ma poi se stufano. Invece io devo parlare, raccontare, dimostrare che ne so più di loro, tenerli in pugno con le mie parole, con quello che so e che può interessare a loro: musica, sport, attualità, poesia, letteratura, storia”.

Caro Gino, puoi dirci altro?

“Fausto scriveva la musica, la provava al pianoforte battendo i tasti con la penna tenuta tra i denti, poi scriveva lo spartito”.

Questo, durante il giorno… e la notte?

“La notte doveva trascorrerla in uno dei suoi due polmoni d’acciaio”.

Conclude Gino Goti: “Era un ragazzo amante della primavera, della vita. Diceva: ‘Per me la primavera, il bel tempo è tutto perché dopo mesi trascorsi chiuso in casa, durante l’inverno, l’estate è tornare alla vita, respirare l’aria pura dei campi, dei fiori, cogliere e mangiare le more…per me l’estate è bella, è vita’. Una bronchite lo strappò prematuramente alle sue molteplici attività”.

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