Lunedì, 27 Settembre 2021
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INVIATO CITTADINO Perugia, all’Elce riemerge ogni tanto il fascio littorio…

Il simbolo visibile sul sottotetto della case popolari costruite nel 1935 in via Calindri

All’Elce riemerge ogni tanto il fascio… dal sottotetto della case popolari costruite nel 1935 in via Calindri. 

Un tempo qui era tutta campagna, con campi terrazzati e colture legnose di vite, olivo, alberi da frutto. C’erano i poderi delle sorelle Cuccurullo e di  altri proprietari. Poche abitazioni sparse, prima che, negli anni Settanta del Novecento, la superficie venisse massicciamente urbanizzata (l’Inviato Cittadino è uno dei residenti in zona).

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Il Regime, proprio nell’attuale via Calindri, su entrambi i lati, costruì delle case popolari a soli due piani, affiancate in successione lineare, modeste, ma solide e razionali. Attraverso passaggi di mano, avvenuti nei decenni, queste casette si sono trasformate, migliorate e conservano un aspetto gradevole.

Lo schema urbanistico prevedeva abitazioni su due livelli: pianoterra con parte giorno e le camere al piano superiore. Alle spalle un piccolo appezzamento da destinare a orto per autoproduzione. Poco sopra, dei lavatoi comuni a libero accesso.

Nella ‘damnatio memoriae’ del dopoguerra, venne scalpellato il lato frontale del sottotetto a capanna. C’era qualcosa da rimuovere, da dimenticare. Quel triangolo portava il simbolo del fascio, con l’ascia inserita fra le verghe, antico stemma che accompagnava i consoli romani e poi adottato dal Fascismo. ‘Fasces’ erano appunto le strisce di cuoio che legavano le verghe di betulla. 

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Sotto il simbolo fascista, stava una lapide con iscrizione riferita all’Ente Case popolari e all’anno di costruzione (naturalmente “a fascibus restitutis”, ossia prendendo come riferimento ad anno zero il 1922, celebrativo della Marcia su Roma).

Sta di fatto che - malgrado rifacimenti, stuccature, ritinteggiature - quel fascio littorio non vuol saperne di sparire: ogni tanto riemerge e fa capolino. C’è chi la chiama nemesi storica. A dispetto della rimozione. Oggi si direbbe “resilienza”. Mannaggia il conformismo linguistico.



 

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