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INVIATO CITTADINO Elce & Friends. Quando la politica incontra i residenti

Don Riccardo Pascolini, come Martin Luther King, dichiara ‘I have a dream’

Elce & Friens. Quando la politica incontra i residenti. Don Riccardo Pascolini, come  Martin Luther King, dichiara  ‘I have a dream’.

Quel terrazzone del recuperato immobile parrocchiale verrà usato come popolare agorà. In un quartiere che non dispone di una piazza.

Un manipolo di esponenti della politica comunale. Capeggiati dall’assessore Gabriele Giottoli e coordinati dalla giornalista Cristiana Mapelli. Che propone temi, presenta interlocutori, modera il dibattito.

Ci sono gli assessori Luca Merli, Margherita Scoccia, il vicesindaco Gianluca Tuteri. E poi: residenti e rappresentanti dell’Onaosi, delle Associazioni Elce Viva e Nova Elce (Rita Floridi, Linda Scarpellini, Giovanna e Michele Chiuini, la dirigente scolastica Francesca Volpi…).

Sul tappeto gli innumerevoli problemi che angustiano il quartiere: viabilità, urbanistica, aree verdi, scuola e relativa logistica (Leonardo da Vinci senza palestra, lavori interminabili alla primaria Enzo Valentini, sul cui esito Tuteri rassicura, prevedendone la conclusione entro marzo 2024).

Botta e risposta, in un clima rispettoso delle posizioni. Come si conviene al luogo e alle circostanze.

Poi prende la parola don Riccardo Pascolini, parroco di San Donato. Il quale compie un excursus di carattere storico-antropologico.

Lui, prete, nato (per strano gioco del destino) a Casa del Diavolo, luogo evocativo dove Dario Fo amava proporre le sue opere teatrali in anteprima.

Un tempo, si lasciava la chiave sulla toppa della serratura, racconta. Tale e tanta era la fiducia nei vicini. Eravamo poveri ma, come si dice, non mancavano comprensione e solidarietà.

Oggi viviamo da sconosciuti nel condominio ove si nasce e si muore nel disinteresse del vicino di pianerottolo.

I veri nemici del nostro tempo si chiamano solitudine e indifferenza. Da qui l’esigenza di individuare nuovi spazi di socialità e di affrontare le relazioni con uno spirito nuovo.  

L’Elce è un quartiere studentesco. E di anziani. Don Angelo era solito ripetere: “Si celebrano più funerali che battesimi”. Ed era così da tempo.

Foto Evento cittadino Elce & Friends

(Foto esclusive Sandro Allegrini)

Perché non pensare a un co-housing tra uno studente e un anziano? Con scambio di servizi e affettuosità? Quel terrazzone recuperato, e anche gli ambienti dell’immobile parrocchiale, possono fungere da elemento attrattore. Si tratta pur sempre di un sogno che si sta realizzando. Per ora, almeno sul piano immobiliare.

Gli fa eco Gianluca Tuteri che rinforza idee e affermazioni con spirito laico, ma non meno solidale.

Tutti d’accordo. A lavorare per una società liberata e fraterna, come diceva Aldo Capitini. Definito “rivoluzionario nonviolento”. Perché la prima rivoluzione da fare è proprio dentro di noi.

PS. Una modesta proposta. Perché non intitolare quel terrazzo, o forse anche lo slargo fra la chiesa di San Donato, la Banca, la Rotatoria e annessi “Slargo don Nazareno Bartocci”? Ne sussistono i ragionevoli presupposti.

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