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INVIATO CITTADINO Chiusa la mostra all’Accademia di Belle Arti, intervista a Giuliano Giuman: "La presenza dei giovani è nuovo carburante..."

Un successo meritato, annunciato e… confermato. L'artista fa un bilancio sulla mostra e sul futuro dell'arte

Chiusa la mostra di Giuman all’Accademia di Belle Arti. Un successo meritato, annunciato e… confermato.

Si potrebbe dire che Giuliano ha giocato in casa, essendo stato direttore dell’antica istituzione perugina. Ma il successo non è stato solo “casalingo”. Anzi. Sono stati numerosi e qualificati i visitatori provenienti da fuori.

Di che tipo?

“Sono venuti galleristi stranieri ed italiani”, ci dice il nostro artista.

Che aggiunge: “Soprattutto molti giovani critici, anche da fuori regione”.

Eppure sei abituato al successo, vero?

“È vero fino a un certo punto. L’artista ha bisogno di conferme. Specie uno come me che non si adagia sull’acquisito ed è sempre alla ricerca di nuove formule espressive”.

Giuliano, questo è vero. Anche se la grammatica del vetro e delle sue tecniche sono codificate, è la sintassi che cambia, vero?

“Dici giusto. E la presenza di tanti giovani – penso ai due numerosi gruppi del FAI – mi alimenta di nuovo carburante. Insomma, mi fa sentire ancora di più come un ‘giovane/vecchio artista di ricerca’”.

Qualche altra soddisfazione che ti senti di confidare ai nostri lettori?

“Un'altra cosa che mi è piaciuta molto è stata la digitalizzazione della mostra che così si potrà visitare per sempre in maniera virtuale”.

Hai ragione. È molto più di un catalogo che racconta in modo congelato le opere e non le fa vivere.

“È per questo che mi è piaciuto accompagnare singoli e gruppi in visita. La digitalizzazione darà conto della mostra in modo permanente”.

C’è, al contrario, qualcosa che ti è mancato?

“Una cosa che mi è mancata è stata l’impossibilità di avere un confronto con gli studenti, perché sia le lezioni che gli esami sono stati rigorosamente online”.

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