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INVIATO CITTADINO Caffè di Perugia, addio. Chiude un’altra attività storica della città

Ma pare che ci sia ai nastri di partenza una nuova gestione. Per fare cosa, esattamente non si sa. Si vocifera di un orientamento alla ristorazione di nicchia

Caffè di Perugia, addio. Chiude un’altra attività storica della città. Ma pare che ci sia ai nastri di partenza una nuova gestione. Per fare cosa, esattamente non si sa. Si vocifera di un orientamento alla ristorazione di nicchia.

Se ne parlava da tempo, anche perché i risultati economici non sembravano esaltanti e il titolare ha all’attivo altre attività di sicuro appeal e di notevole soddisfazione.

Via Mazzini, com’è noto, è ormai divenuto un polo di carattere “mangereccio”. C’è chi lo fa notare con una punta di fastidio. L’Inviato Cittadino, al contrario, vede positivamente questo orientamento. Anche perché l’offerta è diversificata e comprende un ventaglio di servizi analoghi, ma non sovrapponibili. Una cosa, infatti, è mangiare al volo un gelato o un toast, altro è fermarsi per un pasto completo o intrattenersi in compagnia per un aperitivo.

Insomma: “nulla quaestio” sul fatto che in via Mazzini si mangi e si beva. Anche dentro gli igloo o all’aperto.

A proposito, anche la gestione dell’area pubblica e della concessione di spazi esterni è motivo di polemiche. Ma le lamentele di alcuni esercenti si indirizzano soprattutto contro una politica amministrativa ritenuta troppo di manica larga. Ad esempio, si stigmatizza la concessione di licenze a esercizi che non dispongono di toilette e dichiarano che i propri clienti si avvalgono di bagni situati a distanza e presso altri negozi. I colleghi hanno concesso e sottoscritto l’impegno a far utilizzare i propri servizi. Ma poi qualcuno ha fatto retromarcia e le cose si sono complicate.

Un conto è la situazione della pasticceria Sandri, senza bagno, è vero, ma con alle spalle 150 anni di storia. Ben altra circostanza è invece quella che attiene a esercizi di recente apertura. Anche l’asserito eccesso di aperture viene addebitato come possibile motivo di crisi. Non manca, invece, chi sostiene che la concorrenza sia l’anima della qualità. E sempre a favore del cliente. Comunque stiano le cose, spiace vedere la fine di un locale a forte attrattività e con una struttura bellissima.

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