INVIATO CITTADINO Ma questi anziani servono o sono solo un bancomat per aiutare i familiari?

La pandemia ha accentuato il gap generazionale. A fronte di pensioni sicure e garantite, sta l’insicurezza conseguente alla perdita del lavoro. Le spese del welfare per la terza e quarta età gravano sulla contribuzione delle persone in età da lavoro

Ma questi anziani servono o sono solo un bancomat per aiutare i familiari? Il quesito non è privo d’interesse, se si pensa che la sicurezza delle pensioni, l’indotto per spese voluttuarie (dalla cultura ai viaggi), la cura dei nipoti in assenza dei genitori impegnati nel lavoro costituiscono ormai parte integrante dell’antropologia contemporanea.

È vero: la terza età è un complesso mix di problemi e di risorse.

La pandemia ha accentuato il gap generazionale. A fronte di pensioni sicure e garantite, sta l’insicurezza conseguente alla perdita del lavoro. Le spese del welfare per la terza e quarta età gravano sulla contribuzione delle persone in età da lavoro.

Alcuni giovani (il 39,2% nel totale della popolazione) ritiene giusto che nell’emergenza i giovani siano curati prima degli anziani, e il 35% dei giovani (il 26,9% nel totale della popolazione) sente il proprio futuro messo a rischio dalla fetta di spesa pubblica dedicata agli anziani. Con la conseguenza di instaurare un conflitto tra generazioni.

Lo rivela uno studio dell’Osservatorio Censis-Tendercapital intitolato “La Silver Economy e le sue conseguenze nella società post Covid-19”.

Ma è possibile, oltre alla collaborazione in famiglia, lasciare i propri beni ad associazioni solidali? Proprio la solidarietà potrebbe essere il collante che sanerà la frattura intergenerazionale.

In questo senso, diverse associazioni hanno fatto cartello per incentivare questo tipo di comportamento, definito “lascito solidale”, formando un Comitato per il testamento solidale.

Quale la risposta della società? I segni di comportamenti orientati in questo senso ci sono, ma costituiscono ancora un dato percentualmente irrilevante.

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Da conoscitore dell’antropologia perugina, l’Inviato Cittadino – sia detto senza offesa per nessuno – ritiene che fra i travertini della Vetusta questo genere di scelte non sarà ricorrente. Non è un caso che – a proposito di rapporti tra le persone – esista il detto “Ma lu, ta te, che t’è?”, intendendo che, senza vincoli di consanguineità, difficilmente ci si adopera per qualcuno. Sia come sia, tante persone preferiscono lasciare le proprie sostanze ai familiari (figli e nipoti) che li accompagnano negli ultimi anni della loro vita. Questo è sicuro.

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