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Mercoledì, 17 Agosto 2022
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INVIATO CITTADINO Fressoia contro il consiglio comunale: "A questo è ridotta la democrazia italiana"

La triste riflessione dell'architetto e urbanista, deluso dalla politica

Il Consiglio comunale di Perugia vota a capocchia.

La triste riflessione di Luigi Fressoia, architetto, intellettuale e urbanista. Teste vuote o pressioni interessate.

Fressoia affida a un post sconsolato (“È vuoto anche quando è pieno”) le proprie considerazioni sulla politica. E su quel che accade alla Sala del Malconsiglio. Giravolte inspiegabili e… misteriose.

Esordisce: “Clamoroso voltafaccia il 27 giugno dei Consiglieri Comunali di Perugia, circa Nodino e Nodo, rispetto a quanto da essi stessi votato un anno prima, non senza penoso codazzo di astensioni e fughe dall’aula”.

Dopo essersela presa con quelle che definisce “disinvolture dei politicanti”, ricorda: “Questo Consiglio Comunale è lo stesso che due anni fa votò per trasformare l’aeroporto di S. Egidio in una fantomatica “scuola di volo”, idea bislacca che per fortuna naufragò da sola. Resta però il fatto che gli intrepidi Consiglieri “perugini” votarono a quel modo”.

Prosegue: “Oggi l’aeroporto di S. Egidio, chiusa quella pagina infausta e intrapresa una giusta strategia di collegamenti diretti con molte città europee, sta vivendo una fase espansiva di grande successo”.

Nel dettaglio: “Ha subito superato Ancona e si sta accingendo a sfruttare al meglio la propria posizione baricentrica rispetto alle molte province ad esso ben collegate con superstrade, province toscane, marchigiane, laziali, abruzzesi e financo romagnole”.

Aeroporto bene. “Leggetene i dati su giornali, riviste e siti, guardate le differenze di passeggeri con la precedente strategia rinunciataria. Valutate i grandi benefici in ogni campo”.

Scuola di volo annullata, pericolo scampato. “Immaginate che il voto di un anno fa pro Scuola di Volo si fosse tradotto in fatti. Ora avremmo perso l’aeroporto agli usi civili e quindi il turismo e gli scambi commerciali della nostra regione sarebbero largamente sminuiti”.

Quanto, poi, al Nodino. “Sul Nodino-Nodo potevano salvarsi in calcio d’angolo, sospendendo il voto in attesa del previsto raddoppio di corsia sulla rampa che sale alle gallerie, e poi valutarne l'esito. Ma neanche questo. Evidentemente è arrivato l’ordine inderogabile”.

Fressoia tuona poi contro i partiti che ricevono e trasmettono ordini: “Li ricevono dalle sedi romane e dai potentati locali e li trasmettono ai loro fidi rappresentanti dentro le Istituzioni: parlamenti, consigli regionali e altri enti locali, compresi i consigli comunali, comprese le agenzie e aziende dei servizi pubblici ove piazzano i loro rappresentanti”.

Basta spendere, con scarso riguardo alla ‘buona spesa’. “Le opere pubbliche non importa se vengono completate o se sono utili. L’importante essenziale è spendere. I servizi a rete (gas, acqua, elettricità, nettezza urbana) si comportano come finanziarie dedite alla raccolta (bollette) e distribuzione di utili, appalti e incarichi: la qualità del servizio viene dopo”.

Amara riflessione. “A questo è ridotta la democrazia italiana. I molti componenti dei Consigli (anche di amministrazione) potrebbero pure raddoppiare di numero, ma il risultato non cambierebbe: ragionare e deliberare in sapienza e libertà non è previsto e men che meno consentito”.

Lavorare per sé. “Se i politici agissero secondo coscienza, sarebbero fatti fuori, non sarebbero più ricandidati. Se già eletti, sarebbero sfiduciati, isolati dal gruppo. Forse minacciati fisicamente per sé e famiglia. Ma c’è chi dice che non ce n’è bisogno: basta minacciarli di farli fuori politicamente”.

Ordini di scuderia e moralità antica. “Inutili consessi, strutturalmente bypassati dagli ordini di scuderia. Vuoti anche quando brulicanti di chiacchiere e teste. Sopra le loro teste, si intravede bene nella foto: è la Pietra della Giustizia del 1234, con la quale il libero Comune (quello sì) dichiarava estinto il debito pubblico, ovvero avvisava di non cedere mai a eventuali future richieste di debiti da onorare”.

Parla poi dell’illusione della ‘donna al comando’. “Né vale cambiare sesso. Abbiamo tre presidenti di regione donna, una dietro l’altra da quasi trent’anni e nugoli di altre gentilissime in carriera politica. Che sconsolatamente si caricano della responsabilità di smentire cinquant’anni di femminismo dimostrando, senza tema d’errore, che le donne sono degli ‘uomini’ anche loro”.

Infine accenna alla propria esperienza in politica, alla conseguente delusione.

Mala tempora currunt… et peiora parantur. L’analisi di Luigi Fressoia è severa, perfino impietosa. Ma inequivocabile.

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