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Gruppo negli USA (Chiabolotti il secondo da sin, in seconda fila, la Ricci la prima a dx, sempre  in seconda fila)

Gruppo negli USA (Chiabolotti il secondo da sin, in seconda fila, la Ricci la prima a dx, sempre in seconda fila)

INVIATO CITTADINO "Alvaro Chiabolotti merita l’intestazione di quella piazza"

Parla Roberta Ricci, vice presidente del Consiglio comunale e componente della Commissione Toponomastica

Chiabolotti merita l’intestazione di quella piazza ponteggiana. Parla Roberta Ricci, vice presidente del Consiglio comunale e componente della Commissione Toponomastica.

La Ricci dichiara: “Voglio esprimere il mio commosso ricordo nei confronti di questo mecenate sportivo che ho avuto la fortuna di conoscere e con il quale ho intrapreso una lunga e proficua collaborazione professionale”.

In quali occasioni?

“Nel momento di massimo splendore della sua creatura sportiva più conosciuta: l’Accademia Pugilistica Perugina, della quale, in qualità di giornalista, ho curato i rapporti con la stampa per molti anni”.

Quale l’azione del noto imprenditore e persuaso sostenitore dell’attività sportiva?

“Grazie alla generosità di Alvaro, tanti ragazzi sono stati aiutati a coltivare il sogno di un futuro migliore attraverso il pugilato, la noble art, che è prima di tutto rispetto dell’avversario e delle regole”.

Ci vuoi ricordare qualcuno di questi giovani?

“Tanti gli atleti portati fin sul gradino più alto del mondo, a cominciare da Gianfranco Rosi, pluricampione del mondo superwelter, con record di difese consecutive. Ma anche il compianto Giovanni Parisi, cui si aggiungono, tra gli altri: Silvio Branco, Michele Piccirillo, fino all’altro perugino Marco Presciutti, nipote dello stesso Rosi”.

La figura di Alvaro Chiabolotti ha giovato all’immagine della città di Perugia?

“La nostra città, grazie al patron Alvaro Chiabolotti, venne conosciuta in tutto il mondo, attirando tanti turisti, anche incuriositi dal fatto che il Bacio Perugina inizialmente si chiamava ‘cazzotto’.

Giocavamo su questo nome quando, con il ristretto gruppo di fedelissimi, ci recavamo all’estero per sostenere i nostri atleti. Distribuivamo agli spettatori proprio i Baci Perugina, per testimoniare che vincere è importante, ma sempre all’insegna della lealtà sportiva e dell’identità storica della Vetusta. Orgoglio e dignità”.

Puoi raccontare aneddoti legati a questa esperienza?

“Voglio ricordare il personaggio con le foto relative alla trasferta americana di Las Vegas, che segnò l’ultima vittoria di Gianfranco Rosi da campione del mondo superwelter IBF”.

Avventure di volo ce ne racconti?

“Ricordo l’escursione sul Grand Canyon con un piccolo Cessna, attività non priva di rischi, vista la vetustà del mezzo e la vicinanza col trafficatissimo aeroporto di Los Angeles”.

Alvaro era collaudatissimo e spericolato pilota, vero?

“Volle assolutamente pilotare, in quel contesto territoriale non facile, abbassandosi fin dentro il corridoio montano, abbastanza vicino al fiume Colorado. I passeggeri ospiti, io in primis, strillavano a squarciagola, raccomandandogli prudenza. Alvaro, imperterrito e sicuro di sé, continuava a pilotare fischiettando”.

E poi?

“Una volta atterrati, ci ha ridato colore, facendoci rifocillare con panini e salumi perugini. Ma anche con lo speciale nocino, prodotto dal papà di Gianfranco Rosi”.

In conclusione?

“È stato un uomo generoso e un lavoratore indefesso: infatti era usuale trovarlo a bordo di un mezzo da lavoro, come uno qualunque dei suoi operai. La sorte ha voluto che perdesse la vita mentre era alla guida del proprio furgone, finito contro il muro del sottopasso lungo la strada che porta da Ellera a Solomeo. Una triste mattina, per me e per la città, quella dell’8 giugno 2011. Passai per lì proprio qualche minuto dopo, appena uscita da casa: una delle tante costruzioni realizzate dal compianto Alvaro”.

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