La partigiana ligure-perugina Rossella racconta in tv la “sua” Resistenza a Gad Lerner

Mirella Alloisio, partigiana ligure (perugina da un settantennio), insignita della Croce di Guerra al Valor Militare, ha parlato, come suo solito, senza enfasi e con straordinaria naturalezza

Perugia. Quando la partigiana Rossella racconta in tivvù la “sua” Resistenza a Gad Lerner. Abbiamo visto, ieri sera, la seconda puntata della trasmissione di Gad Lerner sull’epopea partigiana. Nel pomeriggio, l’Inviato Cittadino è stato chiamato da Mirella Alloisio, una delle protagoniste di quelle storiche vicende. Innanzitutto, Mirella (la mia ex insegnante di Francese: non mi stancherò mai di trarne vanto) ha ringraziato per il servizio da me pubblicato il 25 aprile, riferendo che l’hanno chiamata da tante parti d’Italia per complimentarsi. Ha aggiunto: “Ci sono stasera: guardami, mi raccomando”.

Ho visto e apprezzato “La scelta. I partigiani raccontano”, con le interviste di Lerner a Mirella e ad altri partigiani: gente che si avvicina al secolo di vita, senza aver perso un filo di memoria né di combattività. E nemmeno valore, né valori

Qualche giorno prima, avevo chiesto a Mirella di sentirla  sul 25 aprile, ben sapendo che sarebbe stato un colloquio amichevole e affettuoso. Ma anche rigoroso. La mia ex prof mi aveva rivolto una frase che ama ripetere: “Ancora? Ma non possiamo parlare del presente e del futuro? Noi partigiani questo Paese l’abbiamo liberato dal fascismo, vi abbiamo dato la Costituzione. Adesso tocca a voi”. Parole sante.

Breve e doverosa parentesi. A proposito di Costituzione, colgo qui l’occasione per ricordare un altro grande perugino, Walter Binni, critico e politico di rango, amico e sodale di Aldo Capitini. Binni fu tra i costituenti che si batterono per la scuola pubblica e vararono i principii che stanno ancora alla base di quel fondamentale documento, grazie al quale possiamo godere di democrazia e libertà.

Mirella Alloisio, partigiana ligure (perugina da un settantennio), insignita della Croce di Guerra al Valor Militare, ha parlato, come suo solito, senza enfasi e con straordinaria naturalezza. Ha riferito la questione dei tre nomi di battaglia (Olga, Marika e, infine, Rossella) e delle ragioni che la indussero a cambiarli. Come fa di solito, non ha premuto l’acceleratore del personalismo, né ha proposto la versione eroica della “sua” Resistenza. Eppure di atti straordinari ne ha fatti: assumendosi responsabilità grandi per una ragazzina di 17 anni e perfino imbracciando un mitra. Mirella si è limitata e riferire, con modestia, il suo ruolo. Minimizzando, con sorridente autoironia. Una donna decisa, con voce ferma, con quegli occhi meravigliosamente azzurri che mi incantano sempre, oggi come ieri. Innamoramenti giovanili e persistenze senili (mie, intendo!).

Mirella era stata  responsabile della segreteria operativa clandestina del Cln Liguria: appena ventenne, trasportava nella borsa tutte le carte del Cln genovese. Ma tutto questo è contenuto, in forma d’intervista, anche nel libro uscito la scorsa settimana, “Noi Partigiani- Memoriale della Resistenza italiana”, a cura di Lerner e Gnocchi, con la prefazione di Carla Nespolo, presidente nazionale ANPI.

La parte dell’intervista che più mi ha toccato è stata quella in cui, orgogliosamente, Mirella ha ricordato (e Lerner ha sottolineato) che la resa dei tedeschi fu consegnata nelle mani di un operaio. Resistenza come guerra di popolo, momento di persuaso riscatto morale, politico e civile. Ecco il succo.

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Grazie, Mirella. Non mi hai insegnato solo il Francese, ma hai dato a tutti una grande lezione di democrazia e responsabilità. Una volta hai spiegato che la parola “responsabilità” viene da “resposum dare”, ossia “dare risposta”. A cosa? A un bisogno, a una necessità morale o materiale. Ecco: il Paese, ieri come oggi, ha bisogno di responsabilità. Tu, di risposte, hai saputo darne parecchie. Ora, come ami ripetere, “tocca a noi”.

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