Intervista esclusiva: Marco Nicoletti e quell'amicizia fra suo nonno Gioacchino e il poeta Ezra Pound

La pubblicazione del servizio sulla presenza del poeta Ezra Pound a Perugia ha suscitato curiosità in molti lettori. Abbiamo sentito Marco Nicoletti, storico e intellettuale di vaglia, le cui memorie familiari s’intrecciano con il personaggio

Un'immagine giovanile del poeta Ezra Pound

La pubblicazione del servizio sulla presenza del poeta Ezra Pound a Perugia ha suscitato curiosità in molti lettori che ignoravano come il poeta e critico statunitense, ammiratore di Hitler e Mussolini, sia stato a Perugia e vi abbia coltivato amicizie. Nei “Cantos” si fa riferimento a zone, come la Conca e il Bulagaio, e si dimostra una buona conoscenza della città, oltre a delineare qualche rapporto coi suoi abitanti. Abbiamo sentito Marco Nicoletti, storico e intellettuale di vaglia, le cui memorie familiari s’intrecciano col personaggio.

Ci dice Marco: “Cominciamo a parlare di mio nonno Gioacchino Nicoletti (che non era perugino, ma era qui venuto da Roma, nel ’48). Egli aveva nel territorio perugino delle proprietà agricole delle quali si occupava suo figlio Giorgio, mio padre, che seppe gestirle in modo assai innovativo”.

Il nonno conosceva Pound?

“Di più! Aveva iniziato a frequentare Ezra Pound negli ambienti culturali e politici della Roma anni ’30, ma credo che con lui avesse avuto un primo contatto appena diciottenne, quando, per ragioni di studio, era stato a Londra dove ebbe incontri con filosofi e letterati amici del poeta”. 

Cosa ti hanno raccontato i tuoi familiari?

“Mio padre parlava di pomeriggi romani, attorno al 1938, trascorsi con il nonno e con Pound a bordo dei tram cittadini, attraversando la città e fermandosi a contemplare i monumenti del passato, di fronte ai quali il poeta profetizzava!”.

La frequentazione finisce qui?

“Tutt’altro. Nonno Gioacchino e Pound si incontrarono nuovamente a Salò, nel 1943.  Rientrato in Italia dopo l’8 settembre (aveva partecipato a tutte le campagne militari in Africa accanto a Rodolfo Graziani) Gioacchino aderì, da repubblicano mazziniano, al fascismo di Salò”.

Ricoprì anche dei ruoli?

“Venne nominato Prefetto a disposizione presso il Ministero della Cultura Popolare e successivamente passò alla Presidenza del Consiglio, nelle funzioni di plenipotenziario di Mussolini”.

E il rapporto con Pound?

“Pound, invece, si trovava lì come sostenitore del fascismo e corifeo delle istanze anticapitalistiche e sociali della neonata repubblica, promuovendone la conoscenza negli Usa”.

Come si sviluppò il rapporto?

“Dal sodalizio tra mio nonno Gioacchino Nicoletti, Pound e Luigi Manzoni Ansidei, nacque il foglio della RSI, intitolato "Volontà Repubblicana" (in gallery, ndr).  Luigi Manzoni Ansidei venne trucidato poi dai partigiani, assieme a tutta la famiglia, nell’efferato eccidio di Lugo di Romagna”.

È vero che tuo nonno giunse ad elaborare un progetto politico?

“Negli ultimi giorni della Repubblica Sociale, su indicazione di Mussolini, e assieme a Pound, Gioacchino approntò un piano estremo del quale erano a conoscenza soltanto Mussolini e il suo segretario Giovanni Dolfin”.

In cosa consisteva?

Riguardava una ‘rivoluzione socialista’, da attuarsi con l'intervento dell'Unione Sovietica, e il coinvolgimento della Germania. L'obiettivo era quello di strappare l'Italia dalle mani degli Alleati non appena l'avessero liberata: si sarebbe così realizzato il sogno mussoliniano di convincere Hitler a concludere la pace con l'URSS per riequilibrare le sorti le sorti della guerra sul fronte occidentale”.

Insomma, un ritorno alla vecchia matrice socialista del Duce?

“È così. Mussolini prese visione del progetto alcuni giorni prima della sua tragica fine; lo sappiamo perché esiste una bozza dello stesso documento con le annotazioni a matita rossa del Duce, le sue osservazioni e i commenti. Ma il piano naufragò ancora prima di nascere”. 

Così si chiuse il rapporto di tuo nonno con Pound?

“No. Anche nel dopoguerra, Gioacchino mantenne inalterati i contatti amichevoli con Pound e i due si incontrarono più volte a Roma, Venezia e Perugia. Il poeta citò mio nonno Gioacchino due volte nel suo capolavoro - i “Cantos” - ma rimane ancora sibillina una delle affermazioni ("La donna - disse Nicoletti - la donna, la donna"). Molti si sono chiesti cosa significasse”.

Tu l’hai scoperto?

“Esattamente. L'ho scoperto, consultando alcuni appunti nei memoriali del nonno, e lo rivelerò il 27 corrente, in occasione della presentazione della ristampa di "Sotto la cenere", diario di guerra di Gioacchino, che presenteremo presso la Domus Pauperum di corso Garibaldi, alle ore 17:30”.

A conferma delle sue affermazioni, Marco Nicoletti ci dona alcuni documenti: il frontespizio di “Volontà Repubblicana” e due lettere autografe, scritte a macchina, di Pound al nonno, risalenti agli anni ’60. Una curiosità. Il nipotino cui Pound fa gli auguri di pronta guarigione è proprio Marco, reduce da una intossicazione per aver mangiato, senza averle lavate, prugne trattate col solfato di rame.

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