Talenti perugini, intervista a Francesco Fabbri: la musica, il teatro e il doppiaggio

Perugino, giovane, belloccio, musicista, cantante, attore, doppiatore di rango. Cosa si può chiedere di più a Francesco Fabbri, figlio d’arte, passato per il vaglio dell’editoria e di qualificate esperienze musicali?

Perugino, giovane, belloccio, musicista, cantante, attore, doppiatore di rango. Cosa si può chiedere di più a Francesco Fabbri, figlio d’arte, passato per il vaglio dell’editoria e di qualificate esperienze musicali?

Francesco, sotto la guida di Beatrice Margiotti, egregia insegnante di dizione, ha iniziato l’attività di doppiatore solo nel 2017, dando voce a una molteplicità di personaggi. È infatti attivo in cinema, film tv, film d’animazione, serie tv, cartoni, documentari e reality, pubblicità, audiolibri, speakeraggio. La sua vera passione è però il teatro, avendo frequentato con profitto l’Accademia dei Bardi e quella del doppiaggio, più una serie impressionante di workshop.

Sul doppiaggio racconta: “A novembre 2016, decido di inseguire un sogno che avevo fin da adolescente: diventare attore/doppiatore. Nonostante non avessi alcuna esperienza pregressa in ambito di recitazione o dello studio della dizione, sono stato ammesso al corso professionale dell’Accademia del Doppiaggio dei celebri doppiatori Christian Iansante e Roberto Pedicini”.

Per il teatro?

“Da ottobre 2017 ho intrapreso gli studi di recitazione presso il centro di addestramento teatrale “Accademia dei Bardi”, di cui attualmente frequento il corso di secondo livello, dopo aver superato a pieni voti gli esami del primo livello, a settembre 2018. Qui sto seguendo le classi di recitazione con Mimmo Strati, training attoriale e regia teatrale con Cesare Cesarini, canto e movimento scenico con Anita Pusceddu, cinema con Ludovica Marineo”.

Esperienze maturate?

“Attualmente sto preparando, insieme alla Compagnia dei Bardi di Mimmo Strati Cesare Cesarini e Anita Pusceddu, una versione de “Il berretto a sonagli” di Luigi Pirandello per la regia dello stesso Strati. Lo spettacolo andrà in scena con diverse repliche, a marzo 2019, presso il teatro delle Muse. Ma ho avuto anche esperienze dal classico al contemporaneo, come “L'opera da due Spicci (l'opera da tre soldi)” di Bertolt Brecht, regia di Teo Bellia, 2018, Teatro della Visitazione; “Sogno di una notte di mezza estate” di William Shakespeare, regia di Mimmo Strati, 2018, Teatro delle Muse; “Sotto copertura” di Teo Bellia e altro”.

Da cosa discende la scelta di trasferirti a Roma?

“A novembre 2017, dopo neanche un anno dall’inizio della mia avventura, decido di fare il grande passo e trasferirmi a Roma, così da poter affrontare i provini di doppiaggio e i primi turni”.

E il tuo rapporto con la musica?

“La musica è stata, e resta tuttora, parte importante della mia vita. Oltretutto, si è rivelata un bagaglio importante in questo nuovo percorso, anche dal punto di vista pratico: infatti ho già avuto modo di cimentarmi col canto, sia a teatro che al doppiaggio”.


 

Che relazione c’è tra voce e strumento?

“Imparare ad utilizzare la voce è infatti simile all’apprendere uno strumento: dobbiamo conoscerne bene il funzionamento, saperlo accordare, studiarlo tecnicamente e saper fare uscire tutta la gamma di suoni possibile, sperimentandone anche i limiti. E la “musica” che ne esce, invece che provenire da un pentagramma con note e indicazioni ritmiche, viene da pagine contenenti righe, lettere e segni di punteggiatura. Il tutto, accompagnato dalla giusta dose di cuore, proprio come nella musica”.


 

Auguri, dunque, a un giovane impegnato e promettente che porta nel mondo dell’arte e dello spettacolo il nome di Perugia.

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