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Foto d'archivio

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L'Analisi di Matteo Grandi | Costretti a convivere per ripartire: potenziare diagnostica, mascherine e scelte chiare

Pubblichiamo l'analisi-intervento del giornalista e scrittore umbro Matteo Grandi che analizza la potenziale fase 2, ovvero la graduale ripartenza con il coronavirus ancora presente nella nostra società

Pubblichiamo l'analisi-intervento del giornalista e scrittore umbro Matteo Grandi che analizza la potenziale fase 2, ovvero la graduale ripartenza con il coronavirus ancora presente nella nostra società. Idee e proposte chiare che serviranno da spunto alla riflessione dei nostri lettori. Buona lettura

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di Matteo Grandi
Posto che nessuno ha la bacchetta magica, preso atto che la scienza è ancora nella fase dei verbi al condizionale, considerato che gli stessi esperti su tempi ed efficacia di cure e vaccino hanno idee piuttosto difformi, credo che per ripartire e soprattutto per contenere il virus (anche in previsione di una possibile seconda ondata epidemica) sia opportuno iniziare a cambiare il paradigma.

La pressione di questa situazione non potrà essere scaricata in eterno sulle spalle delle persone e del sistema socio-economico e non potrà neppure continuare a gravare sulla vita e sul lavoro del personale sanitario, che in questa prima fase si è ritrovato a doversi confrontare con il virus senza le dovute protezioni, sia in termini di presidi fisici che di percorsi e corridoi alternativi capaci di tenere al sicuro gli ospedali. Gli errori sono stati fatti e forse sarà bene ripartire da qua per non ripeterli. Il fatto che oggi in Italia si muovano 15 task force per un totale di 450 esperti non è di grande conforto e rischia di aggiungere confusione alla confusione, anche perché, una volta superata l'emergenza occorrerà chiarezza, una linea di comando chiara e univoca e il coraggio da parte della politica di prendersi qualche responsabilità in più. Ma la formula, sulla carta, dovrebbe essere piuttosto semplice e dovrebbe ruotare intorno a 3 concetti: diagnosi precoce, possibilità di tracciare i contatti dei contagiati, capacità di fermare il virus sul territorio prima che arrivi in ospedale.

A queste condizioni, stante il fatto che per un periodo non meglio precisato con il Covid-19 ci dovremo convivere, è possibile anche immaginare una ripresa della vita su standard quasi normali ad alcune condizioni: avere una forza di fuoco nella diagnostica, il che significa aumentare esponenzialmente la capacità di fare tamponi e anche esami sierologici, attivare la app per il tracciamento dei contatti (che funzionando tramite Bluetooth e non tramite geolocalizzazione archiviando anche i dubbi sulla privacy), isolare le persone potenzialmente infettive e prestare cure tempestive. A proposito di quest'ultimo punto c'è un dato estremamente significativo che dice che una percentuale molto alta delle persone morte per Covid è deceduta a causa di ritardi nell'assistenza e quelle persone si sarebbero potute salvare con una diagnosi precoce e cure più rapide.

Per far funzionare questo approccio, pertanto, è fondamentale rinforzare a ogni livello la diagnostica. Il che tradotto in parole povere significa: più test per tutti. E in tempi rapidi. L'applicazione di Contact Tracing se a monte non si fanno in test non serve a nulla, i test se non sono supportati dall'aiuto del tracciamento rischiano di non essere sufficienti. In questa fase ogni sforzo economico andrebbe fatto su questo fronte, oltre che sulla messa in sicurezza del personale medico e sanitario. Ma investire nei test oggi è molto più importante e strategico che investire sulle terapie intensive o sugli ospedali last second (come dimostra il flop dell'ospedale in Fiera a Milano).

Perché, diagnosticando e isolando in modo tempestivo, questa battaglia si può vincere soprattutto fuori dagli ospedali, e lo si può fare tornando ad avvicinarsi a un surrogato di normalità non troppo diverso da quello a cui eravamo abituati. Se siamo capaci di diagnosticare, isolare e prevenire, allora il contagio rallenta, il tessuto socio-economico non si sfalda, l'economia non collassa e i rischi di tensioni sociali diminuiscono.

E' ovvio, ma è bene non dare nulla per scontato, che tutto questo non esclude le altre forme di prevenzione e contrasto: mascherine, distanziamento fisico, santificazione degli ambienti di lavoro e via dicendo. Ma aumentare i test e crescere sotto il profilo della prevenzione significa anche poter fronteggiare il virus senza ricorrere di nuovo al lockdown, o a una serie di lockdown a singhiozzo.

Chiedere e pretendere un impegno massivo sul fronte degli esami è un nostro diritto e, a questo punto, anche un nostro dovere civico. E si tratta di richieste che la politica non può non ascoltare. Un approccio razionale e uno sforzo economico massiccio finalizzato ai test, con questo virus può aiutarci a con-vivere. Farsi trovare nuovamente impreparati per poi chiudersi di nuovo dentro casa ci condannerebbe a non-vivere. E fra convivere e non vivere, c'è in ballo tutto il nostro futuro.

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