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Un cippo così non s’era mai visto né… toccato. Un’istallazione completamente nuova, che coniuga saperi e con...tatti

Il cippo è stato riprodotto a grandezza naturale attraverso una stampa laser tridimensionale. Chi vorrà potrà prendervi contatto, percorrerne le scanalature, cosa impossibile con l’originale

Un cippo perugino così non s’era mai visto né… toccato.

Un’istallazione completamente nuova, che coniuga saperi e con…tatti. Una conoscenza capillare, un percorso tattile, al servizio di non vedenti e bambini.

“C’è anche un’intesa con l’Istituto Serafico di Assisi”, dice la direttrice del Museo Maria Angela Turchetti. “E sono previsti ulteriori allestimenti, tarati su questo genere di impostazione”.

Un’idea semplicemente strepitosa, che consentirà di accedere a forme di dialogo inedite e interessanti. Non solo ciechi e ipovedenti ma, in prospettiva, anche ad uso di quanti sono costretti in carrozzella.

Il cippo è stato riprodotto a grandezza naturale attraverso una stampa laser tridimensionale. Chi vorrà potrà prendervi contatto, percorrerne le scanalature, cosa impossibile con l’originale. Un’idea del genere è sostanzialmente nuova e finora poco applicata. A quanto mi risulta, qualcosa del genere è stato fatto nel museo “Omero” di Ancona.

A beneficio del visitatore, un filmato con voce guida ripercorrerà le vicende del ritrovamento. Insomma: un modo per ripercorrere le tappe di un reperimento, come spesso accade, legato alla casualità.

Contestualizzare i luoghi con le immagini che li raccontano. Alle spalle del manufatto, un dipinto che rappresenta i luoghi del reperimento (Monte Malbe) consentirà un’adeguata contestualizzazione. Una piena valorizzazione dell’ambiente espositivo delle dimensioni di quattro metri per quattro.

Insieme al cippo, altre due iscrizioni, del lapidario del Manu, di sicuro interesse.

Insomma: dopo una fase di studio e programmazione, ieri si è partiti coi lavori. Che non sono semplici né brevi. “Infatti, dopo la stampa – spiega l’installatore Paolo Ballerani – il manufatto dovrà essere adeguatamente stuccato, al fine di celare gli strati di stampa, facendone una superficie omogenea”. “Infine – conclude – la tinteggiatura che deve ricalcare la colorazione dell’originale, comprese le rubricature”. Insomma: una replica “più vera del vero”.

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