Giovani senza lavoro e sempre più poveri, in Umbria i nonni sono più ricchi dei nipoti

Il dato emerge dalla ricerca "Giovani e anziani, mai così distanti" di Elisabetta Tondini e pubblicato dall'Agenzia Umbria ricerche: sul valore medio di 100, gli over 65 sono a 116 e gli under 35 a 91

Gli anziani e i giovani, un confronto impietoso per quanto riguarda l’Umbria e il suo futuro. È quello descritto da Elisabetta Tondini nelle pagine di approfondimento dell’Agenzia Umbria ricerche.

Una ricerca che evidenzia come “una popolazione che si priva del naturale ricambio generazionale si fa sempre più vecchia e i giovani diventano una risorsa sempre più scarsa. Ciò che sta succedendo in Italia - e ancor più in Umbria - segna la vera grande divisione sociale attuale, basata sull'età”.

Al contrario di quanto accadeva una volta, “oggi gli over 65 detengono gran parte del reddito nazionale, i nati dopo la metà degli anni Ottanta sono la generazione con il reddito pro capite più basso e la più povera della storia italiana – scrive Tondini - su un valore medio nazionale pari a 100, il livello degli over 65 sale a 116, quello dei giovani maggiorenni fino a 34 anni scende a 91. Ancora più forte è lo sbilanciamento in termini di ricchezza”.

A questo si collega la questione povertà che “in Italia e in Umbria aveva caratterizzato storicamente i più anziani” sostiene Tondini e che adesso “incide maggiormente tra i più giovani. Alti tassi di disoccupazione, ma anche la bassa remunerazione dei lavori in ingresso, per lo più intermittenti e precari, rendono il rischio di cadere in povertà sempre in agguato – prosegue la ricerca - Proroghe nell'ingresso nel mercato del lavoro e situazioni lavorative che non garantiscono autonomia sufficiente e duratura costringono i giovani a rimanere nel nucleo familiare d’origine, a rinviare pianificazioni di vita, a procrastinare la genitorialità, alimentando l’invecchiamento demografico e sociale”.

Secondo la ricerca il divario “tra le generazioni dei giovani e dei più anziani” il più vasto mai registrato con “l’esclusione dei primi dal lavoro, inaspritasi nell'ultimo decennio e la competizione sulle risorse scarse del welfare hanno generato a livello pubblico una profonda cesura che rischia di degenerare in una vera e propria scissione generazionale. Una scissione che poggia le basi su un importante divario economico, nella ripartizione del reddito e della ricchezza, riflettendosi sul piano sociale e influendo sull'approccio alla vita e sul sistema di valori”.

Le prospettive per “la generazione dei giovani, quella più istruita e preparata della storia italiana” sono “per la prima volta” peggiori rispetto a “quelle dei propri genitori”, tanto che l’Italia e “ancor più l’Umbria, utilizza i forti legami familiari come naturale, irrinunciabile ombrello di protezione sociale. Ancora per la prima volta, questa solidarietà dai nonni verso i nipoti procede in senso opposto rispetto a quella degli anni Settanta, quando erano i figli che, con il loro reddito, assicuravano la vecchiaia ai padri”.

Dalla ricerca emerge, infine, che “quello dei giovani di oggi non è solo un problema individuale. È prima di tutto un problema collettivo, di una società che, proprio nel fare a meno di loro, perde la grande opportunità di crescita e sviluppo”.

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