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Il Notturno perugino e i tanti misteri di quel primo (e unico) festival della canzone perugina che precedette quello di Sanremo

“Notturno perugino” costituisce il vero inno alla città, intriso di persuaso lirismo, ed è stato cantato un po’ da tutti

Il “Notturno perugino” e i tanti misteri di quel primo (e unico) festival della canzone perugina (1950) che precedette quello di Sanremo, partito l’anno successivo. La canzone (all’epoca acclamata vincitrice) è riproposta nella sezione audiovisiva del nostro giornale nella versione discografica di Rino Salviati, donata da Michele Patucca.

Si tratta di quella uscita nel 1958, mentre la prima edizione (un po’ pasticciata) è precedente. Il collezionista Adriano Piazzoli ne possiede una versione la cui data è da verificare.

“Notturno perugino” costituisce il vero inno alla città, intriso di persuaso lirismo, ed è stato cantato un po’ da tutti. Ricordo Benito (Nito) Vicini, Mariella Chiarini con Emilio Spizzichino, da ultimo Mirco Bonucci e anche una versione “ultrapopolare”, sentita dalla Bandaccia.

Ma la versione originale e vincitrice del Festival è quella di Rino Salviati, cantante melodico che riscosse grande successo in Italia e in Sud America, specie in Argentina e in Uruguay, Paraguay e Cile, dove eseguì canzoni napoletane, ma anche tanghi, boleri, milongas. Sempre accompagnandosi con la chitarra che suonava anche con percussione.

Ebbi modo di parlare personalmente con Rino Salviati qualche mese prima della morte (era ultranovantenne) avendo ricevuto il numero di telefono da persone di Pozzuolo Umbro, dove l’artista venne più di una volta per visitare dei parenti che risiedevano nella popolosa frazione di Castiglione del Lago. Fu molto cordiale e mi raccontò la sua strepitosa carriera (da bambino, mi piaceva tanto la sua “Galopera” e me l’accennò). Aveva buona memoria, Salviati, e mi parlò dei suoi dieci film (dal 1948 al 1956, vero Fabio Melelli?) ricordando quello diretto da Ado Fabrizi “Emigrantes” che lo aveva indotto a fermarsi nell’“italianissima” Argentina.

Salviati non ricordava alcuni dettagli che particolarmente mi interessavano. La domanda fondamentale che gli posi era relativa alla location del Festival perugino. Difatti esistono due versioni discordanti: chi sostiene che fu tenuto al giardino del Frontone e chi, invece, opta per il Teatro del Pavone. Una vox conciliante, unisce le due ipotesi asserendo che (il secondo giorno) la finale fu spostata al Pavone, causa maltempo. Salviati – che conosceva e ricordava Perugia solo sommariamente – non disse una parola chiarificatrice, lasciando sospesa la soluzione del quesito.

Personalmente, non saprei dire. Mi risulta invece che la canzone, a firma di Sergio Brugnoli, pare sia stata scritta sulle parole di uno studente fuori sede, profondamente innamorato della nostra città. Voglio ringraziare l’amico musicista Mario Raggioli che me ne donò lo spartito per mio diletto.

Ricordo anche – con un po’ di dispiacere – che il perugino Enrico Vaime (era nato a Borgo Bello, non lontano da San Domenico) nella sua trasmissione radiofonica “Black Out”, ebbe a definire il pezzo come veramente brutto. Ebbi modo di lamentarmene personalmente con Enrico il quale addusse, a motivo della svalutazione del brano, l’autoironia e il taglio comico di quella trasmissione.

Come sia, di pezzi musicali inneggianti a Perugia ce ne sono diversi: basti pensare a quello di Giancarlo Guardabassi “Alé Perugia!” (riferito alla passione sportiva), un altro, scritto in epoca fascista dal maestro Antonio Bartolini (brano corale, destinato alla “damnatio memoriae” per motivi ideologici). E – udite, udite! – uno scritto dall’Inviato Cittadino, a quattro mani con l’indimenticabile musicista Emilio Spizzichino. Lo cantò in prova lo stesso Emilio (che si limitò ad intonarlo) e lo registrò, a casa di Emilio, la comune amica Mariella Chiarini. Io stesso lo provai (come ex cantante!) e ne fu fatto un pregevole arrangiamento da un chitarrista, amico di Mariella. Come spesso accade, la registrazione saltò per mancanza di denaro. Questo lo stato dell’arte sugli inni dedicati alla nostra amatissima città. Ma non è detto che quello scritto da Emilio e dal sottoscritto non trovi una sala d’incisione offerta gratuitamente. La base ce l’abbiamo. Le voci anche.

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