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Il Nome della Rosa in scena a Perugia, tutti i dietro le quinte del "rogo" girato in Piazza IV Novembre

Tre stuntman, due “bucciotti” (“manichini”, in italiano), alcune tute ignifughe, gel antiscottature, sabbia a gogo… ma di Alessio Boni in piazza Grande non c’è traccia. E non brucia… contrariamente alle attese. Arderà anche lui, nelle vesti di Fra’ Dolcino, ma non fra i travertini della Vetusta. Sarà sempre in zona etrusca, in un’altra città della dodecapoli: a Vulci. In piazza IV Novembre, invece, è finito sul rogo tal Pietro da Todi (l’attore Stefano Scherini), scomunicato, proposto (falsamente) come uno dei discepoli del monaco irriverente e libero pensatore, pauperista e gaudente. Quel rogo ha richiesto una lunga preparazione: dalle fascine all’allestimento del cilindro rivestito di tela nera ininfiammabile. Ma non basta.

Abbiamo controllato: fra le attrezzature di scena erano previste delle tute ignifughe, indossate da ben tre stuntman, pronti ad immolarsi al posto dell’attore (che, pure, di fiato ne ha sprecato parecchio, in ben quattro ciack). In dotazione anche un gel antiscottature, da spalmare sulla cute. Su quel rogo, fino a consunzione, devono bruciare due manichini, perché “due è meglio che uno” e prudenza consiglia di avere una riserva, per non bloccare una costosissima troupe di oltre duecento persone.

E poi tanta sabbia. Per farne che? Naturalmente, al fine di preservare dalla cottura le pietre della piazza. Il sindaco Romizi, in conferenza stampa alla Goldoniana, si era raccomandato col produttore: “Per amor del cielo, non rovinatemi la piazza!”. Temeva, forse, una delle tante contestazioni che agitano la Sala del Malconsiglio, tra sussurri e grida. Anche se, per la Vetusta, la promozione di un film in piazza Grande val bene qualche sacrificio.

Chi era venuto per veder bruciare il bell’Alessio Boni è rimasto deluso. Ed è la prova che gli era sfuggita una pagina di Perugia Today. Ma erano in tanti i curiosi che si affollavano intorno alle transenne. Mentre il barbuto frate pseudo-dolciniano urlava “dal dolore”. E ci ha messo ben quattro ciak a morire, col fuoco acceso a prudente distanza e un collaboratore, accucciato, che buttava su fumo a volontà. In una giornata passata dalla pioggia al sole cocente, e poi ancora pioggia, si è dipanata l’avventura perugina della pira in piazza Grande: “Di quella pira l'orrendo foco / Tutte le fibre m'arse avvampò!”. E beato colui che un giorno potrà dire: “Io c’ero”.

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