Domenica, 19 Settembre 2021
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INVIATO CITTADINO Il custode della Penna, Paolo Mirmina, in arte Mir, celebra i suoi primi vent’anni di dialogo con l’arte

Una mostra ne celebra la ricorrenza, con tanti amici accorsi a fargli festa. Tra essi, in primis, l’assessore alla cultura Leonardo Varasano, che opera nella torretta dell’antico palazzo nobiliare

Il custode della Penna, Paolo Mirmina, in arte Mir, celebra i suoi primi vent’anni di dialogo con l’arte.

Una mostra ne celebra la ricorrenza, con tanti amici accorsi a fargli festa. Tra essi, in primis, l’assessore alla cultura Leonardo Varasano, che opera nella torretta dell’antico palazzo nobiliare.

“Siamo una famiglia – esordisce Varasano – e ci piace festeggiare il lavoro artistico di Paolo, proprio qui vicino agli Elleni di Brajo Fuso, cui le opere di Paolo si richiamano. Quanto meno per i procedimenti di riconversione di oggetti desueti e negletti, riportati a dignità”.

A Michela Morelli l’onore e l’onere di presentare la mostra che si dipana in tre sale.

La prima è quella dedicata al Palazzo e alla sua storia. E qui scatta l’intervento del già soprintendente archivistico Mario Squadroni (oggi al vertice della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria), il quale intercetta nei collages di Mirmina dei documenti, dei lacerti di giornali d’epoca. Vorrebbe tirargli le orecchie, ma scende a più miti, e amichevoli, consigli, quando Paolo rivela che si tratta del riutilizzo di carte di valore storico, sì, ma rimediate alla buona o ripescate dal cestino di chi le aveva buttate.

Segue la sala della musica, con mani che corrono su tastiere virtuali, coniugando cromatismo e suggestioni sonore immaginate.

Poi la sala delle grandi misure, in cui il plexiglas si coniuga col legno, l’olio con l’acrilico, il colore con la retroilluminazione, in proiezioni perfino dottoriane. A riprova di come l’ambiente condizioni suggestioni e sensibilità.

Il merito maggiore di Paolo, che da anni rielabora manichini e giocattoli, con ardite azioni di decoupage, è quello di farci scoprire il bello nella semplicità. Così un oggetto da discarica diviene attrattivo e perfino desiderabile. Arte povera? Arte ricca di ispirazione, di passione artigianale, di inesausta creatività.

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