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Domenica, 26 Giugno 2022
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Il cardinale Bassetti lascia Perugia, scatta il toto-vescovo: tra ipotesi e suggestioni, ecco i primi nomi e le defezioni

Il vescovo ausiliare monsignor Marco Salvi verso il ritorno da vescovo ad Arezzo. Sempre in cima alla lista i vescovi Sigismondi e Giulietti. Il presule di Montepulciano dato per favorito ha preso possesso della diocesi di Fiesole

Il 27 maggio il cardinale Gualtiero Bassetti diventa arcivescovo emerito di Perugia-Città della Pieve ed entro l’estate papa Francesco dovrebbe nominare il nuovo presule alla guida della diocesi.

E subito parte il toto-vescovo, anche se con papa Francesco è sempre difficile stare dietro alle voci, avendo abituato tutti a sorprese non da poco, come l’unione delle diocesi in persona episcopii per completare il processo di riduzione del numero delle diocesi italiane. È avvenuto per Foligno, accorpata nella persona di monsignor Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi-Gualdo Tadino-Nocera Umbra, e per Città di Castello accorpata con Gubbio nella persona del vescovo monsignor Luciano Paolucci Bedini.

La nomina del successore del cardinale Bassetti riporta in auge, con prepotenza, la discussione più che trentennale in Conferenza episcopale italiana sulla necessità di ridurre le diocesi italiane (sono oltre 200). I vescovi italiani hanno tentennato anche di fronte ai richiami di papa Francesco. E il Pontefice ha fatto, come suo solito, un intervento “a gamba tesa”, accorpando quasi tutte le diocesi che negli ultimi anni avevano perso per pensionamento il proprio pastore.

Per l’Umbria il vecchio progetto prevedeva la riduzione a quattro diocesi: Perugia che avrebbe dovuto inglobare Todi, mentre Orvieto doveva finire con Terni; Spoleto per la sua vastità doveva rimanere così com’è; Città di Castello unita a Gubbio, mentre Assisi non sarebbe più stata diocesi, ma direttamente soggetta alla Santa Sede.

Questo progetto è stato scompaginato da papa Francesco con l’unione di Assisi-Foligno e Gubbio-Città di Castello. La nomina a Orvieto-Todi di monsignor Gualtiero Sigismondi fa presagire che la diocesi rimarrà integra. Anche se, ci ripete, papa Francesco potrebbe di nuovo cambiare le carte in tavola, magari incastrando i pezzi di un puzzle che coinvolge la vicina Toscana.

Il nuovo successore del cardinale Bassetti potrebbe essere proprio monsignor Gualtiero Sigismondi che lascerebbe Orvieto-Todi, aprendo le porte alla soppressione della diocesi e al suo smembramento. La difficoltà di questo progetto? Monsignor Sigismondi sta facendo bene nel suo incarico nazionale all’Azione Cattolica. Da Orvieto è a pochi chilometri da Roma, ma l’esperienza di Bassetti come presidente Cei e i suoi viaggi per la Capitale hanno dimostrato che non è una difficoltà insormontabile. Soprattutto quando sei aiutato da un vescovo ausiliare.

E a proposito di vescovo ausiliare è tornato a brillare il nome di monsignor paolo Giulietti, già ausiliare a Perugia e adesso vescovo di Lucca. Difficile che possa lasciare la città toscana dopo appena tre anni di mandato pastorale e per via dei tanti progetti avviati. Poi “don Paolo” è troppo perugino per tornare a fare il vescovo a casa. Lo stesso vale per monsignor Sigismondi, nato e cresciuto in provincia di Perugia, tra il capoluogo e Assisi.

Un altro vescovo ausiliare sembra destinato a lasciare Perugia, per tornare nella diocesi di Arezzo, da cui proviene. Monsignor Marco Salvi, infatti, potrebbe andare a prendere il posto dell’arcivescovo Riccardo Fontana, già presule a Spoleto, ormai dimissionario ad Arezzo-Cortona-Sansepolcro. Sempre che papa Francesco non lo lasci lì ancora un anno, visto che deve già decidere il futuro di alcune diocesi toscane.

E se Bassetti fosse andato in pensione prima, forse il suo successore sarebbe già deciso. Sarebbe stato quel monsignor Stefano Manetti, già vescovo di Montepulciano, ma che il 6 aprile il Pontefice ha nominato vescovo di Fiesole. Molti lo davano già a Perugia.

È tutto in mano a papa Francesco e ripercorrendo le sue scelte passate, non ci si dovrebbe stupire se il toto-vescovo risultasse un puro esercizio di stile.

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