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Il blog di Parlavecchio - Date spazi e borse di studio agli artisti italiani, no alla musica italiana imposta per legge sulle radio

Un parlamentare leghista ha presentato un disegno di legge per obbligare le radio nostrane a trasmettere una percentuale minima di almeno il 30% di musica italiana. E’ una proposta di stampo sovranista dettata dal governo fil nazionalista? No… non vi fate prendere in giro, è solo una proposta stupida. La stessa che gira in Parlamento dagli anni 90’ che abitualmente è stata avanzata dai parlamentari del centro sinistra, compreso lo stesso ex Ministro della cultura Dario Franceschini la auspicò durante un intervento pubblico, ma solo ora viene notata come una nuova occasione per fare le soliti futili e strumentali polemiche, come se ce ne avessimo bisogno…

Non avrebbe senso imporre la nostra cultura musicale perché prodotta in Italia. Considerato anche che di musica bella noi ne produciamo veramente poca soprattutto rispetto a Stati Uniti ed Inghilterra. E poi vi immaginate una radio che già è indotta a mettere le canzoni consigliate dalle case discografiche che dovrebbe fare attenzione alla percentuale di produzioni nostrane? E’ come se in libreria fossero imposti i libri di scrittori italiani e solo in minima parte quelli stranieri. Che senso avrebbe? Una legge del genere già esiste e da tanti anni proprio nella nostra amata odiata Francia, i nostri vicini molto nazionalisti la applicano già da diverso tempo.

La quota fissa di programmazione in Francia è stata introdotta nel 1994, con l’imposizione alle radio operanti sul territorio di inserire nel proprio palinsesto una quota di musica francese variabile dal 35-60%. Una legislazione simile d noi non allargherebbe il mercato italiano alle produzioni delle nostre giovani promesse perché alcuni generi musicali non vengono trasmessi dalle radio. E quindi l’unico effetto sarebbe quello di sentire e risentire gli stessi pezzi fino alla noia.

Immaginate il vincitore di Sanremo che viene trasmesso in un giorno 50 volte invece che venti. Sicuramente potremmo eliminare ogni problema di stitichezza ma ciò porterebbe ad un effetto di rincoglionimento quasi irreversibile. La musica non può vivere di percentuali di trasmissione ma solo di contenuti.

L’unica proposta utile sarebbe solo quella di dare un sostegno adeguato alle migliaia di gruppi, di artisti veri, senza distinzione di genere musicale, che suonano per passione ogni giorno nelle nostre città, magari senza riflettori, finora completamente ignorati dai nostri media e dalle istituzioni. Dare a loro dignità, visibilità, degli spazi adeguati per provare e per suonare, magari gratuiti, e quindi un’opportunità per crescere, allora sì che potremmo parlare di una grande proposta per la nostra cultura. E se la musica è cultura, la cultura non può avere colore, nazione, bandiera, confini.

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