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IL BLOG di Franco Parlavecchio | Zona rossa? Più che altro zona bucata, basta andata in giro per capire che...

Siamo tutti in zona rotta. Sì, proprio rotta. La zona rossa c’è solo in apparenza, la chiusura totale di quasi un anno fa rimane solo un ricordo. Basta girare a Perugia per trovare momenti di traffico quasi sostenuto, persone che passeggiano, distanze sempre meno lontane. Lo scorso marzo le strade erano completamente deserte, sembrava di vivere in un film. Ma quel lockdown rimane solo nella nostra memoria, purtroppo non confortato dai numeri attuali delle vittime e dei contagiati.

Stiamo vivendo il momento peggiore in Umbria da quando siamo stati travolti da questa inaspettata pandemia, in piena emergenza.  Ma dopo tutti questi mesi di chiusure fisiche e di allontanamenti forzati abbiamo deciso di abbandonare la nostra voglia di sicurezza per indulgere ad un pizzico di fatalità. Se a questo si aggiunge che ormai anche nei posti aperti al pubblico si è allentata la presa, come nel caso dei supermercati dove si è passati dal controllo della temperatura all'entrata e gli ingressi contingenti all’attuale “tana liberi tutti”, del tutto allineato alla nostra stanchezza, il quadro diventa sempre più chiaro.

Ora viviamo alla giornata, consci che forse potrebbe capitare a noi, ai nostri cari, a chiunque, in una fatalistica accettazione dell'ineluttabile, dettata da logoramento nervoso più che da raziocinio.  C’è chi vive nella speranza che il vaccino possa togliere ogni male e chi invece si augura che anche questa pandemia possa estinguersi da sola così come è già successo nella storia. Sempre dimentichi di due termini fondamentali per la lotta al Coronavirus ed a tutte le sue variabili: cura e prevenzione.

Trascurando colpevolmente coloro che hanno già contratto il virus e che potrebbero diventare solo un numero per dolorose statistiche. C’è un altro dato incontrovertibile: con questo mostro, con la sua mutazione o con qualsiasi altra entità ad esso collegata, dobbiamo abituarci a percorrere una faticosa strada tracciata nella forzata convivenza. Quindi meglio educare le persone a mantenere dei comportamenti corretti, una vera e propria educazione civica per evitare la diffusione del virus pur continuando a cercare gli spazi di una vita più o meno normale.

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